Wonder di Stephen Chbosky

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Wonder è un film drammatico che consiglio non solo ai ragazzi, ma anche agli adulti. È una porta aperta sul mondo della differenza, in questo caso fisica, ma che può essere affiancata a qualsiasi altro sinonimo della stessa. Attraverso questo racconto e i dialoghi inseriti nella sceneggiatura, si comprendono le difficoltà di chi si ritrova ad essere diverso solo perchè non rispecchia i canoni della “società civile” che, molto spesso, prendono in considerazione sfumature fisiche e tralasciano, invece, il vero significato dell’umanità, che va ben oltre ogni aspetto fisico. La differenza come risorsa e non come vergogna, come ci insegnano anche a scuola gli insegnanti.

Il film diretto da Stephen Chbosky, uscito nelle sale americane il 17 novembre 2017, ha debuttato in Italia il 21 dicembre dello stesso anno ed è tratto dall’omonimo romanzo di R. J. Palacio pubblicato nel 2012.

La storia è quella dell’undicenne August Pullman, affetto da malformazione cranio facciale che non gli permette una vita normale. Il giovanissimo ragazzo, infatti, non ha mai frequentato le scuole a causa del suo aspetto, ma, giunto in prima media, i genitori decidono che è arrivato il momento in cui deve affrontare la vita reale e quindi anche il contatto con gli altri bambini.

L’ansie, i timori, le paure non solo per un nuovo ambiente, ma anche per come August venga accolto dai suoi coetanei e dalla gente che lo incontrerà per strada, mette sotto pressione la famiglia e lo stesso August. Ma il giovane è anche un bambino ricco di positività, ironia e si affida alla buona volontà dei suoi futuri compagni. Il suo ingresso viene anticipato da una visita che il preside Tushman (Mandy Patinkin) organizza con tre ragazzi: Jack che si presenta amichevole, Julian che si dimostra bugiardo e Charlotte egoista.

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A scuola Auggie si rivela una mente brillante, ma è anche un ragazzo che viene lasciato sempre solo, fino a quando Jack si avvicina a lui, a pranzo e i due diventano amici.

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A questo punto si vedono le dinamiche di una scuola: l’invidia per il ragazzo più bravo, il mettere da parte i ragazzi meno interessanti o con problemi e soprattutto il bullismo che, un gruppo di ragazzi, provenienti da famiglie “per bene” mettono in atto verso i compagni e, in questo caso, prendono di mira Auggie. Il gruppo, sostenuto da Julian, non ha intenzione di accogliere Auggie come compagno. Anche Jack, che diventa suo amico, si lascia trasportare dalla voglia di far parte del gruppo di Julian e per questo perde l’amicizia di Auggie, per por ritrovarla quando si accorge che il suo amico gli manca davvero per la sua personalità.

Il film presenta molte scene in cui viene mostrato l’amore incondizionato che i genitori mostrano verso il proprio bambino, come la scena in cui il padre (Wilson) afferma che ama vedere il volto di suo figlio, oppure l’amore della madre che passa con lui tanto tempo cercando d’insegnargli a vedere il mondo sempre in maniera positiva, anche se è cosciente che il mondo non è così accogliente.

La figura della scuola, affidata al preside Tushman, ci mostra l’integrazione sociale anche dinanzi alla cattiva interpretazione, della stessa, espressa dai genitori. Emblematica è la scena all’interno dell’ufficio del preside, dove sono presenti Julian e i suoi genitori, richiamati perché il ragazzino è stato visto bullizzare Auggie. I due appaiono increduli, apparentemente, anche dinanzi alle prove evidenti che il preside mostra loro. A questo punto è la madre che interviene affermando che lei stessa ha richiesto la rimozione dalla foto di classe del giovane Pullman e che vuole l’espulsione di Auggie o porterà suo figlio in un altro istituto eliminando anche i contributi, notevoli, che versa alla scuola. Il preside non esita e con dispiacere saluta Julian che sulla porta dell’ufficio chiede scusa all’uomo.

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Di scene così toccanti, così vere, così forti, non solo in positivo, ma anche in negativo, ce ne sono davvero molte e rendono il film un vero capolavoro da far vedere, come dicevo all’inizio, non solo ai ragazzi, ma anche ai giovanissimi e in particolar modo alle famiglie, soprattutto quelle che non vedono di buon occhio, le varie forme di integrazione e che sono capaci di sgretolare, in pochi commenti, con gli sguardi, il lavoro di persone, che, anche se a fatica, riescono ad eliminare le forme di razzismo negli sguardi e nelle parole di giovani uomini e donne.  

Bello, commovente e sicuramente molto ben recitato, basta pensare al cast che lo compone. Tra i grandi protagonisti, infatti, ci sono Julia Roberts, Owen Wilson e Mandy Patinkin, attori che fanno parte della storia del cinema internazionale. Bellissima anche l’interpretazione del giovane August, Jacob Tremblay, che regala pianti e sorrisi, ma che riesce, soprattutto, a farci calare nella sua parte e, ancor di più, nella vita di Auggie.

Negli Stati Uniti è stato vietata ai minori di 10 anni non accompagnati da adulti per la presenza di “bullismo e linguaggio forte”. Questa scelta, discutibile, non ha la mia approvazione: a cosa serve la censura in un mondo dove queste scene sono a portata di tutti attraverso i vari mezzi di comunicazioni e i social, sempre più utilizzati dai più piccoli? O a cosa serve nascondere la realtà delle cose quando bullismo e linguaggio forte sono pane quotidiano anche per i giovanissimi?

Il film ha avuto diverse candidature a premi, vincendo solo il Saturn Award come miglior film indipendente, ma sicuramente avrebbe dovuto avere maggior premi e riconoscimenti, nonchè maggiore attenzione da parte di critica e pubblico.

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