Uscito il nuovo poemetto di Fabio Strinati

In Letterando con

Abbiamo rivolto alcune domande al giovane poeta Fabio Strinati che da poco ha pubblicato il suo “Dal profondo nido alla vita”, una raccolta di versi pubblicata da “Il Foglio Letterario” e in vendita su IBS e Amazon.

È uscita la tua nuova raccolta di poesie dal titolo “Dal proprio nido alla vita” perché questo titolo? Cosa ti ho spinto a sceglierlo?

Non è proprio corretto “identificarla” come una raccolta di poesie. Si tratta di  un poemetto, un tascabile che ha dato vita nel mese di settembre, ad un linguaggio che io chiamo in maniera piuttosto azzardata “semi-prosa poetica“. Questo libro è ispirato interamente e totalmente ad un libro di Gordiano Lupi, che s’intitola “Miracolo a Piombino”. Un libro sulla fanciullezza, sulla giovinezza, l’adolescenza. La scelta del titolo va in questa delicata direzione. La chiamo delicata, perché, quando si parla di “Nido“, quando si parla di “Vita“, ci si muove in ambienti e direzioni delicate.

Se ti piacciono i nostri articoli e le nostre interviste, seguici anche sul nostro canale di Youtube

 

Quali sono gli iscritti che hai racchiuso in questo nuovo cofanetto?

Si tratta di uno scritto molto fluido. Vengo da due libri di poesia, molto ermetici, molto chiusi, scuri, nebbiosi, nebulosi. In questo cofanetto, mi sono espresso in maniera molto lineare, diretta.  Non essere ermetici, non significa non essere profondi. In questo lavoro, ho cercato di essere me stesso, e la profondità, è riuscita a spiccare il volo in maniera del tutto naturale. Quando si è tranquilli, le cose riescono con più semplicità.

 

L’ispirazione questa volta chi te l’ha data?

Come ho già detto nella prima risposta, l’ispirazione nasce dalla lettura di un libro di Gordiano Lupi, dal titolo “Miracolo a Piombino“. Ho letto questo libro per ben 5 volte di seguito, e ne sono rimasto folgorato. Mi ha colpito il linguaggio, la forma, la poetica, la classe e l’eleganza letteraria. Un libro che avrei voluto scrivere io. Così, ho cercato di omaggiarlo con questo poemetto, ma nulla di più. Il suo libro rimane sempre un grande punto di riferimento.

 

Ci sono dei versi a cui sei particolarmente legato?

Sono molto legato ad alcuni versi, che poi, sono quelli che chiudono il poemetto. Cito questi versi,  perché, quando un viaggio finisce, in realtà, cerca semplicemente di percorrere il suo naturale cammino. I cerchi si aprono e si chiudono. Le strade si percorrono, le si abbandonano. La famiglia è un punto di partenza, ma anche un punto di arrivo. I versi sono questi:  “Il vento è un suono così sottile/ così invisibile/ che sa essere custode e padre al tempo stesso: il vento è quel treno di ferro che ti accoglie nel suo viaggio/ facendo scendere ad uno ad uno/ i fantasmi che ti porti dietro! Nel vento possiamo volare/ leggiadri come piume/ sereni come il cielo oltre quella linea longitudinale…/ oltre un mare lontano/ saggia è la vecchiaia/ matura la tua rondine madre!”

 

E quelli che ti hanno maggiormente impegnato?

Come ho detto sopra, questo è un libro che ho partorito nella massima serenità e naturalezza. Quindi faccio fatica a trovare versi che mi hanno particolarmente impegnato. È anche vero, che quando si è molto naturali, ci si mette completamente a nudo e  credo  in tutta sincerità che sia assolutamente un’esperienza da fare…anche se non troppo!

 

La poesia rappresenta un branco della letteratura importante e impegnativo, come vedi i poeti di oggi?

Io credo che tutta la letteratura sia impegnativa ed importante, così come la musica, la pittura, l’arte in generale. I poeti di oggi li vedo come persone normali; in un mondo dove si cerca sempre di stupire ad ogni costo, vedo i poeti, come persone semplici, umili, agresti. Io credo di essere così, e di conseguenza, penso che anche gli altri poeti lo siano. Credo che un giorno, tutti insieme, riusciremo a salvare questo mondo. Ci credo fortemente.

 

In mondo tecnologico come il nostro, che corre inesorabilmente, a volte verso il nulla, la poesia che ruolo ricopre?

La poesia è ripiegamento, è silenzio, è meditazione, sofferenza. La poesia non ha bisogno né della tecnologia, né della velocità per esistere. Mentre credo che il poeta, abbia in qualche modo bisogno della tecnologia. Almeno il poeta di oggi. Ma è tutto relativo. In ogni caso, poeta e poesia, hanno molto poco in comune.

 

E i giovani poeti come si approcciano alle nuove tecnologie?

Io spero che i giovani poeti si approccino alle nuove tecnologie in maniera ponderata ed intelligente. Proprio come ho fatto io a mio tempo. L’importante non è scrivere, l’importante è sentire.

Grazie e buon lavoro!

Condividi i nostri articoli sui tuoi social

You may also read!

CARA PROFESSORESSA e PRESTAZIONI STRAORDINARIE al Teatro dei Servi di Roma

  dal 26 al 28 novembre 2018 CARA PROFESSORESSA   scritto da Ljudmila Razumovskaja traduzione Valerio Piccolo adattamento Francesca Zanni   con Giovanna Centamore, Giovanni Nasta, Valerio Ribeca, Giuseppe Vancheri, Francesca Verrelli regia Andrea

Read More...

Uomini che non odiano le donne al Teatro Storchi di Modena

Domenica 25 novembre, ore 17.00 Teatro Storchi Largo Garibaldi, 15 - Modena     Uomini che non odiano le donne un’idea Loredana Lipperini con

Read More...

Tour Music Fest – The European Music Contest a Roma

La nuova musica europea si incontra a Roma con Tour Music Fest – The European Music Contest il più grande concorso europeo

Read More...

Mobile Sliding Menu