Un’ora in compagnia di una leggenda della musica

In Racconti

Che dire, l’invito arrivato per posta, mi ha messa in ansia. Sulla mia mail c’è un invito diretto per mercoledì 11 luglio all’hotel Barberini, di piazza Barberini per la presentazione del concerto per gli 85 anni di Quincy Jones. Lo leggo più volte e controllo bene l’indirizzo: ebbene sì, è proprio l’Hotel dei vip, quello che troneggia dinanzi a piazza Barberini, da dove si vedono uscire tante persone importanti, che alloggiano a Roma. Vado, non vado, poi arriva anche la richiesta da parte di un altro giornale: tagliamo la testa al toro e andiamo!

Pomeriggio caldo, molto. Roma con i suoi chilometri di strade asfaltate e la cappa dello smog è una fornace a cielo aperto. Non sempre i mezzi pubblici offrono aria condizionata e per questo si parte prima per arrivare, se non fradici di sudore, almeno poco nella norma. L’hotel è una meraviglia, il portiere indica immediatamente dove poter partecipare alla conferenza. Nella sala, con mezz’ora di anticipo, non ci sono che pochissime persone. Tutti arriveranno come sempre 10/15 minuti prima della conferenza, o giù di lì.

Cosa mi piace? Che c’è l’aria condizionata, che non c’è molta gente, se non qualche fotografo o cameraman che si sta preparando e allora con occhio indagatore, osservo e cerco di apprendere qualcosa, mentre mi posiziono in seconda fila, da dove posso scattare delle foto che spero siano buone. Non ottime, almeno buone! Mi siedo e osservo, come il mio solito, l’arrivo degli altri. Lentamente la sala si riempie e tra alcuni visi noti, spunta anche quello di Renzo Arbore. Un attimo, poi dopo qualche minuto ecco che arriva la star Quincy Jones, l’uomo, l’artista che tutti attendono. È un’ovazione per il produttore di “Thriller” l’album più venduto nel mondo della storia della musica, l’uomo che ha duettato con i più grandi jazzisti del mondo, vero, lui è uno di loro. ottantacinque anni per l’uomo che farà del concerto inaugurale dell’Umbria Jazz, un evento spettacolo difficilmente dimenticabile. Un insieme di vecchio e nuovo, di arrangiamenti per duetti, per la musica moderna, per i giovani, per regalare, a lui, che è una leggenda, il palco di una delle rassegne più importanti italiane dove festeggiare un compleanno indimenticabile. Una evento unico nel suo genere che Jones ha deciso di fare in Italia, accanto a tanti artisti che saliranno sul palco insieme a lui.

Ed è bello sentirlo parlare di musica, di jazz, di generi musicali, ma anche di aneddoti particolari che raccontano di una vita straordinaria, come quella dei grandi artisti, umili e disponibili con tutti, anche per un autografo, per una foto, per un saluto. Sorridente, felice, ricorda anche il suo incontro con il papa, delle sue scarpe rosse. Fa ridere, diverte, ma è anche spunto di riflessione: quanto sappiamo realmente della musica? Della sua nascita? Delle origini dei generi musicali? Quanto possiamo ricordare per le nuove generazioni? In un attimo e si passa a parlare di ministri della cultura che non ci sono in quei paesi, come gli USA, dove sarebbero essenziali. Eppure lì la cultura, soprattutto musicale, è un emblema, e da lì che le contaminazioni sono più creative, nascono, si sviluppano, tra l’incontro dei popoli, delle diversità degli uomini, dei loro pensieri, delle loro sofferenze e speranze.

Sì, Quincy Jones, in un pomeriggio afoso di luglio, ha regalato all’Italia e agli italiani un pezzo di storia, accompagnato da un’altra leggenda Nick Harper, pronto a intervenire, a spiegare a confermare ciò che la stampa aspettava.

Auguri a Quincy Jones, alla sua musica, alla sua ricerca, al suo lavoro, alla leggenda, all’uomo. E poco importa se tra i presenti c’è qualcuno che si lagna per la non conoscenza dell’inglese da parte di alcuni, i giornalisti non sono tenuti a conoscere tutte le lingue, altrimenti farebbero i traduttori, e poi chi lo dice che sia quella la lingua ufficiale? Ma questa è tutt’altra storia!

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