Pubblicato il: 20 Marzo 2019

Uno sguardo alla mostra Ragione e Sentimento alla Galleria Nazionale

In Recensioni

ragione e sentimento

mettere in gioco il nostro sapere pregresso e la nostra voglia di conoscenza

“Con la sintesi di un romanzo, la mostra si concentra in un gioco strategico di linguaggio espresso e di silenzio” questo l’intento della mostra che rimanda al titolo del celebre romanzo di Jane Austen.

Ragione e Sentimento alla Galleria Nazionale di Roma, a cura di Chiara Stefani e Massimo Minnini.

Nel salone centrale dedicato alle esposizioni temporanee, è stata inaugurata il 18 Marzo la mostra Ragione e Sentimento, quadri e sculture moderni e contemporanei danno corpo alla mostra che espone pezzi della collezione Gnam. L’intento, si legge nella spiegazione all’entrata della mostra dove un quartetto d’archi allieta il vernissage, è quello di non dir tutto ma di mettere in gioco il nostro sapere pregresso e la nostra voglia di conoscenza, in un gioco dove In absentia si parla quindi di tutto quel che non viene specificato, come voler fare una panoramica senza un reale filo conduttore, che racchiuda in una sala nuovi modi di esporre opere che arrivano fino ad all’età odierna o quasi, in concomitanza con un’attenzione particolare al XIX secolo, e realizzando quindi un salone ricco di salti nel tempo: Ragione e Sentimento risulta in congruenza con la più ampia mostra ed esposizione Time is out of joint, nel perpetuare l’idea che nulla ha una fine, un po’ come i continui riallestimenti dell’esposizione di cui fanno parte sculture e quadri.

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L’esposizione che mette in un dialogo stretto due opere tra loro, una scultura ed una pittura ad esempio, crea nuovi contesti di lettura, prediletti e realizzati dal curatore, a discapito della fruizione dell’opera singola. Per certi versi un lavoro interessante che mette in nuova luce il ruolo del curatore, artefice di una nuova opera o meglio suggeritore di nuove letture di opere. All’effettivo un caos cronologico, la presenza massiccia di opere neoclassiche, dove spuntano scatti di Vanessa Beecroft che insieme a Barbara Probst sono piccoli punti luce su un’arte contemporanea femminile, forse quella a cui speravo venisse dato più spazio all’interno di questa mostra il cui titolo si rifà all’opera di una scrittrice dal respiro più fresco e innovativo, per quanto neoclassica, del trionfo di una Venere.

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