Il tragico destino di Remember me

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Remember me è un film drammatico americano del 2010 con Robert Pattinson, Emilie de Ravin, Pierce Brosnan per la regia di Allen Coulter, su una sceneggiatura di Will Fetters, durata 113 minuti.

Il racconto parte da un avvenimento drammatico che coinvolge la protagonista del film. È il 1992 e Ally assiste impotente all’uccisione della madre in metropolitana ad opera due ladri. Lei, bambina, sopravvive alla tragedia, ma resta fortemente scossa, tanto da avere una vera fobia per la metropolitana.

Si arriva al 2001, in una New York in cui non è cambiato molto. Le vicende della giovane Ally, ormai cresciuta, si intrecciano con quelle del giovane Tyler, che ha vive sulle proprie spalle la morte del fratello e il conseguente divorzio dei suoi genitori. In questa situazione altamente difficile a carattere emotivo lui cerca di trovare una strada che possa far crescere la sorellina in modo “normale” per quanto la situazione passa esserlo, mentre per sé stesso cerca un’aspirazione. La sua ricerca di felicità è offuscata dal suo rancore verso il padre ricco e assente e per questo vive da ribelle. Anche Ally è impegnata a trovare la sua strada, cercando di emanciparsi da un padre troppo protettivo, che non le permette di affrontare la sua vita in modo autonomo, anche se la paura della morte improvvisa caratterizza le sue scelte, come quella di cominciare un pasto dal dessert, cioè dall’ultima portata che per lei rappresenta la migliore.

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Una sera Tyler viene fermato dal padre di Ally perché gli risponde con sufficienza e incarcerato insieme ad un amico. Lo stesso amico scopre che Ally è la figlia del poliziotto che gli ha fatto conoscere la galera e lo convince a vendicarsi facendo innamorare la giovane, per poi lasciarla. Quello che inizia come una vendetta, una scommessa con l’amico, si trasforma in un vero sentimento che lentamente cambia Tyler e il suo rapporto con la giovane, ma cambia anche l’amico di Tyler che si affeziona ad Ally.

La storia è un susseguirsi di tragedie, di espiazioni, di rinascite e di amore che si evolvono con essa, portando i giovani a confrontarsi ogni volta con un avvenimento sempre più doloroso. Ma anche il dolore fa parte della vita e la tragedia è ciò che ci aiuta a diventare più forti o meno, dipende sempre dalle scelte che si fanno. La crescita avviene proprio durante le fasi negative della nostra vita.

Sta tutto qui il sunto della narrazione di questa storia, raccontata come se fosse una storia normale. Scena dopo scena si crede di essere arrivati alla fine della tragedia, mentre lentamente ne appare un’altra e poi ancora un’altra, in una successione che appare senza fine. Quale sarà la tragedia finale? Si, perché sembra proprio che nella vita di alcune persone la “sfortuna” non abbia mai fine, che dietro una tragedia se ne nasconda un’altra, pronta a colpire ancora e ancora. È proprio questo quello che accade nel film, la tragedia è lì, dietro l’angolo, fino alla fine. Ma anche le tragedie hanno un senso, anche nella più cupa disperazione ci può essere resurrezione.

Di due anime che si incontrano, si scoprono, si amano, ce n’è sempre una che lascia qualcosa di sé, più forte, più sicura, qualcosa che può superare la disperazione più nera. E, come viene spiegato in una delle frasi del film stesso, “Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è importante che tu la faccia perché nessun altro la farà”: l’importante è vivere la vita, qualsiasi cosa essa ci riservi. Non conosciamo i veri sentimenti, le emozioni che si nascondono dietro un gesto, una decisione, un atteggiamento, spesso questi celano qualcosa di straordinario, tanto da modificare la vita di chi sopravvive alle tragedie.

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