Spese folli per cani e gatti

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10La media per il primo è di 800 euro l’anno, per il secondo si spende 430 euro, ma parliamo sempre di spese medie quindi c’è chi spende davvero molto, ma molto di più. Sono dati Istat e Adoc che vengono forniti in questi giorni dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza. Naturalmente intorno a queste pazze spese, cresce anche tutto un mercato di imprese che servono a mantenere non solo in salute, ma anche in perfetta forma il nostro amico a quattro zampe.

La notizia potrebbe passare inosservata se arrivasse in un momento di stabilità economica, se non ci si dovesse preoccupare del continuo andamento della borsa e delle banche e quindi dei cattivi investimenti che hanno messo in ginocchio migliaia di imprese e persone. Certo, insieme a questo ci si dovrebbe preoccupare anche delle migliaia di famiglie le quali, con la chiusura delle imprese hanno perso il lavoro diventando indigenti.

Le sorprese, però, non finisco qui. Continuando a leggere l’articolo che enfatizza le spese pazze degli italiani per i loro animali, si legge che i proprietari degli stessi, sono disposti a spendere per i loro amici a quattro zampe, somme superiori a quelle che spenderebbero per la propria cura personale e per il proprio benessere.

Certo, un cane, un gatto, possono essere “visti” come un figlio, come un amico fedele, ma non possono prenderne il posto. Sicuro, non bisogna trattare male gli animali, ma da qui a trasformarli in qualcosa o qualcuno che supera anche le nostre necessità, ne passa di ideologia. In questo caso, mi metterei a riflettere un attimo sulle necessità primordiali.

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Adottiamo un cane e spendiamo per lui cifre esorbitanti e spesso non ci rendiamo conto delle persone che ci stanno accanto, di intere famiglie che avrebbero bisogno della spesa, di bambini che non si possono nutrire. E non parlo solo di bambini provenienti da paesi sottosviluppati, ma di quelli italiani, che fanno parte di quelle famiglie i cui genitori, a causa della crisi, hanno perduto il posto di lavoro e che non riescono a risollevarsi, perché non riescono a trovare un’altra occupazione.

Oppure penso a quegli anziani rimasti da soli, con una misera pensione, che non riescono a comprare le medicine, che non riescono a vivere i loro giorni di riposo dopo anni di lavoro e sacrifici, perché l’economia ha cambiato marcia e con lei anche l’economia spiccia, quella, per intenderci, dei prezzi al dettaglio, quella che prevede i tagli del governo. Quella, insomma, che ha aumentato i prezzi della merce che si acquista singolarmente.

Penserei un po’ di più ai disabili, a chi non riesce a trovare lavoro, a chi dovrebbe cambiare la vita delle persone e non riesce a farlo. Investirei un piccolo capitale in qualche associazione, preferibilmente di quelle piccole che sono più dirette con chi ha bisogno, offrendo il proprio tempo a qualche suo simile per cambiare se stessi e cambiare gli altri.

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