Sanremo: quando la musica si veste di personalità

In Moda

Ho scritto di Sanremo la settimana scorsa, ponendo la mia attenzione sui look che hanno lasciato il segno, che hanno fatto la storia del costume, sottolineando come negli ultimi anni (un paio di decenni almeno) nessuno ha ‘creato’ niente di nuovo, ma i cantanti salivano sul palco dell’Ariston ‘marchiati’ da uno stilista.

Anche quest’anno niente di nuovo. E la cosa mi dispiace molto. Al contrario la musica ha totalmente rivoluzionato questa edizione. Mai come quest’ anno il livello è stato alto, mai. Finalmente sono state abolite le nuove proposte, nessuna distinzione tra giovani e big, la musica non può avere età e lo schiaffo morale, la ventata rivoluzionaria, le novità, l’evoluzione musicale è arrivata proprio da loro. Dal vincitore Alessandro Mahmoud a Nigiotti, da Zen Circus a Ghemon, da Motta a Einar, da Rancore che ha duettato con Silvestri, Achille Lauro, abbiamo visto e sentito un livello alto. ‘Le nuove proposte’ hanno detto che la melodia ‘classica’ per quanto piacevole, va rinnovata.

Certo, Baglioni ha voluto loro accanto ai big, perché i numeri di ascolto fatti solo dai fans della Bertè, della Turci, Nek, Nino D’Angelo non bastavano: bisognava lanciare l’amo ai giovani. Ma i ‘calcoli’ di Claudio hanno dato anche altri risultati: musica, arrangiamenti, testi eccellenti mai visti prima.

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Le polemiche fatte solo da chi non ama la musica, ‘ha vinto lo straniero per sabotare il governo salviniano’, ‘il podio non è democratico, sono stati fregati i soldi del televoto’, l’aggressività verbale di Ultimo (che onestamente oltre che cantare, dovrebbe imparare anche a stare al mondo!), non ha certo leso minimamente il fine di questo 69° festival.

Ogni singolo artista ha trattato tematiche nelle quali ognuno di noi sa rispecchiarsi, analisi psicologiche sociali raccontate e descritte minuziosamente da farci commuovere, oltre che a riflettere. Ha rispecchiato e raccontato il tempo in cui noi viviamo. Non si è limitato ha raccontare dell’amore solo per fare rima con ‘cuore’ e ‘fiore’, ma lo ha descritto in tutte le sue sfumature, amore uomo donna, figli, mamma, nonni, ha raccontato l’amore maturo nella sua cruda realtà.

Il tutto ‘decorato’ con la migliore musica che si potesse comporre, con i più sofisticati arrangiamenti.

Non c’è un brano brutto, un testo da scartare. E questo per chi ama la musica, la segue, la trasmette è un completo appagamento.

Altrettanto non posso dire riguardo l’immagine, il fashion, i look. Non dico che i protagonisti non fossero vestiti bene: sono stati sfoggiati ‘Dolce & Gabbana’, indossati Saint Laurent, Etro, ma non sono state lanciate mode. Tutto bello, perfetto, ma non arrivavano emozioni, il mio occhio non si fermava interessato a guardare nessun particolare, nessuno di loro mi a lasciato il segno. Potrei citare la borsetta della Bertè, ma nient’alro di nuovo, il piattume. Per la prima volta ha fatto notizia la musica e no un eccesso stilistico, un abito originale, un accessorio mai visto.

Certo direte voi, il Festival è una manifestazione canora, non una sfilata di moda. Ma invece di sfilate di Moda in quel del palco Ariston ne ho viste molte, ma non mi suscitavano emozione, non mi arrivavano forte personalità. E quindi ho dovuto chiudere gli occhi, alzare il volume della tv, allietata e estasiata da testi e melodie ‘stupefacenti’, ho immaginato, fantasticato outfit: ad ogni artista ho messo un vestito diverso: la mia matita era mossa semplicemente dalle note musicale, da voci sublimi, da testi ricchi di poesia. Perché l’arte possa fondersi, diventare capolavoro da estasiare più di senso. Ho vestito la Bertè con un jeans chiaro vintage stretto, le ho fatto calzare una scarpa sexy tacco alto, e messa una camicia bianca latte taglio maschile sbottonata fin quasi a far vedere il seno, ho tagliato i suoi capelli ‘scalandoglieli’ un po’ e facendo una tinta giocando sui grigi valorizzando i suoi capelli ‘maturi’.

Ho tolto quella giacca ad Ultimo che sembrava gli avessero prestato, mettendogliene una tipo smoking taglio slim con sotto una t-shirt bianca con la scritta ‘voglio imparare a vivere’; alla gnocca della Tatangelo pantaloni lunghi taglio maschile colore malva e corsetto abbinato, Mahmoud, ad occhi chiusi, l’ho immaginato vestito proprio come ha scelto lui.

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