Roma, statue coperte, ricostruita la vicenda

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Lo scandalo delle statue coperte all’interno dei Musei Capitolini per la conferenza stampa di Matteo Renzi con il presidente iraniano Rohuani, sembra aver trovato i primi responsabili. Per ottenere i nomi dei rei, si lascia cadere un segreto di stato, custodito gelosamente per circa un mese, durante il quale l’intero mondo si è chiesto cosa fosse accaduto all’arte italiana e all’arte in generale e come fosse stato possibile coprire quelle meraviglie. Riallacciandosi anche alla bellezza dell’arte, al di sopra dei sessi, che persino uno stato come il Vaticano, e per di più in chiesa, ha ridato a vita nuova nella celebre Cappella Sistina, dove vengono eletti i papi, ai capolavori di Michelangelo, che in passato, furono coperti per non offendere il pudore pubblico.

Ipotesi e domande sono rimbalzate non solo sulle testate giornalistiche, ma anche tra chi doveva assicurarsi del buon esito dell’incontro.

A far luce sull’intera vicenda, almeno in parte, è la relazione inviata dal sovrintendente ai Beni culturali, Claudio Parisi Presicce, al prefetto Francesco Paolo Tronca, che ha reagito in modo furibondo a questa storia perché non è stato informato in tempo della scelta. Seconda quando affermato nelle pagine scritte da Presicce, a chiedere che le statue di nudi, presenti nel percorso che avrebbe fatto il presidente iraniano, fossero coperte, è stata la delegazione iraniana durante un sopralluogo del museo.

Alla vista delle statue, infatti, i componenti della delegazione, che hanno effettuato ben 4 sopralluoghi, in gran segreto, nei giorni che precedevano il 25 gennaio, data fissata per la visita, ha come protagonisti il capo del Cerimoniale italiano, Ilva Sapora, il capo della delegazione iraniana, il capo del Cerimoniale comunale Francesco Piazza e il sovrintendente capitolino. Scegliendo il percorso che Rohuani avrebbe fatto per arrivare alla statua equestre di Marco Aurelio, dovendo avvistare un congruo numero di statue ritenute imbarazzanti, sono gli stessi iraniani a chiedere, in modo perentorio, di rimediare, oscurare, coprire per evitare un imbarazzo generale.

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Richiesta presto accolta dai colleghi italiani che si sono impegnati a nascondere le nudità artistiche per non offendere l’ospite internazionale. Ed ecco che, poco prima dell’incontro, quando i Musei vengono chiusi al pubblico per dar modo agli organizzatori di sistemare tutto e organizzare anche il sistema di sicurezza, ci si preoccupa di portare dai magazzini i pannelli bianchi che elimineranno l’imbarazzo.

La Sapora afferma che dopo un sopralluogo, ha dichiarato che il tutto era fattibile, che Presicce ha abbozzato. Lei, in sostanza ha assistito a decisioni che hanno preso altri. Inoltre ha schematizzato, in modo chiaro, le responsabilità di chi ha preso quelle decisioni che nessuno, nelle ore successive, voleva assumersi pubblicamente, tanto che tutto è rimasto secretato per quasi un mese.

Intanto le due diverse indagini, avviate immediatamente dalla presidenza del Consiglio e dal Campidoglio, per individuare i colpevoli, sono rimaste blindate e inaccessibili, all’interno dei palazzi stessi, senza nemmeno uno scambio diretto fra i due e alzando un muro invalicabile si riservatezza intorno alla vicenda che ha trovato tanto spazio sulle testate italiane e internazionali.

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