Ricordo di Alcide de Gasperi

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Sessant’anni fa moriva Alcide Amedeo Francesco De Gasperi, statista più che politico italiano: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista alla prossima generazione” diceva del suo ruolo e di quello di tanti politici. Questo per far comprendere anche la sua idea di lavoro all’interno della politica, dove si sentiva e comportava più come statista che come politico.

De Gasperi quindi, è statista ma anche uomo politico, ma soprattutto è uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana, nonché, insieme a Robert Schuman, Konrad Adenauer e Altiero Spinelli, uno dei fondatori dell’Unione Europea, un’idea che oggi è sfociata nella concretezza dell’unione degli stati europei.

Attivo da subito all’interno della politica, da prima come membro della Camera dei Deputati austriaca, perché nato nel Trentino quando faceva ancora parte dell’impero austro-ungarico, diviene esponente del Partito Popolare Italiano, per poi essere tra i fondatori della Democrazia Cristiana.

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È considerato un uomo di spessore e alti principi anche all’interno della Chiesa Cattolica, di cui De Gasperi ha sempre fatto parte e ha portato, nella sua vita politica, non solo i principi ma anche la sua fede.

Fin da giovane si distinse per la sua lotta politica e per questo fu anche costretto a passare alcuni giorni in prigione. La sua figura è legata fino alla prima guerra mondiale alla politica vicina al regno asburgico. Poi, con l’annessione del Trentino all’Italia, nel 1919, aderì al Partito Popolare Italiano promosso da don Luigi Sturzo, del quale prenderà la direzione quando don Luigi verrà esiliato.

La sua vita è legata alla politica italiana, del quale fu protagonista non solo all’interno del suo partito, ma anche sulla scena internazionale. Quando Mussolini nel 1923 prese il potere, De Gasperi appoggiò le idee del nuovo leader socialista, come fece la maggior parte degli italiani, allontanandosi dallo stesso dopo il delitto Matteotti, quando ne comprese le reali intenzioni. Si oppose alla stesso tanto che nel 1927 fu arrestato a Firenze e condannato a 4 anni di carcere.

La sua determinazione a formare una classe politica cattolica e fermamente decisa a proiettare figure di giovani con alti ideali, lo porterà ad occuparsi di politica anche dopo la scarcerazione, quando venne sottoposto a sorveglianza da parte dei fascisti. Fu un periodo molto duro per De Gasperi soprattutto economico, lui, infatti, aveva anche una moglie e delle figlie da mantenere. Il regime fascista infatti, lo isolò politicamente e moralmente.

Riuscì a trovare un lavoro grazie all’aiuto di alcuni amici e fu impiegato al catalogo degli stampati, presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Per De Gasperi fu un periodo proficuo intellettualmente, visto che ebbe la possibilità di studiare la politica italiana ed europea, le teorie economiche e sociali. Non solo, ma scrisse anche articoli su una rivista che parlavano delle contrapposizioni tra cattolici e comunisti. Una figura che lo vide anche giustificare l’annessione dell’Austria al nazismo tedesco.

Nelle sue scelte spesso contraddittorie, si può notare la sua forze nell’ammettere di essere caduto in errore e porre rimedio alle sue scelte. Dopo la comprensione della reale funzione e attività del Nazi-fascismo, se ne distolse del tutto, entrando a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale quando ci fu l’armistizio. Ormai, nel 1945, la Democrazia Cristiana era già stata fondata e nello stesso anno De Gasperi fu Ministro degli Esteri italiano.

Da allora le cariche all’interno della vita politica italiana, si susseguirono. Nel 1945 fu presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, ma allo stesso tempo anche il primo capo del Governo italiano, nel passaggio che avvenne dalla Monarchia alla Repubblica. Quelli sicuramente furono anni e momento molto duri e difficili per il nuovo assetto politico italiano, soprattutto quando nel 1947 il presidente americano Harry Truman ordinò l’espulsione dei partiti social comunisti dai governi dell’Europa Occidentale.

De Gasperi non si arrese mai nella sua scelte di idee e posizioni e quando partecipò alla Conferenza di Pace a Parigi, si esibì in un impeccabile discorso contro le dure condizioni inflitte all’Italia.

La sua operosità, in un viaggio avvenuto negli Stati Uniti nel 1947, gli fece ottenere un prestito di 100 milioni di dollari, per aiutare l’Italia nella sua ricostruzione. Nel 1948 ci furono le più dure elezioni italiane, vinte dalla DC con il 48% dei voti, contrapponendosi ai socialisti e comunisti. La sua forma di politica, però, sbaragliò tutti. La DC avrebbe potuto governare da sola, invece lui cercò sempre il dialogo con le opposizioni, la collaborazione tra i vari partiti. Aveva un’idea ben precisa, sottrarre il suo partito dal pericolo di diventare strumento laico della Chiesa e al tempo stesso, sottrarre alla Chiesa il partito della DC perché l’Italia non diventasse un patrimonio del Vaticano.

Fu presidente del consiglio ininterrottamente fino al 1953, quando si ritirò dalla vita politica.

A causa di un incidente diplomatico con il Vaticano, al quale aveva negato il suo appoggio affinché Roma non rischiasse un sindaco comunista, nel suo trentesimo anniversario di matrimonio, gli fu negata la visita allo stesso papa Pio XII che non lo ricevette in Vaticano. Amareggiato da tale rifiuto, sia come fervente cattolico che come capo di Governo e Ministro degli Esteri dello Stato Italiano, rimase stupito da un gesto tanto plateale quando duro da parte della Chiesa.

Morì il 19 agosto del 1954 nella sua casa di Val di Sella, dove passava felicemente i periodi estivi con tutta la sua famiglia. Il suo corpo fu trasportato a Roma per le esequie e lungo la strada fu accompagnato dalla commozione della gente comune che volle omaggiare lo statista italiano. Alle esequie parteciparono tutte le rappresentanze dei partiti, tranne quella dei MSI non dimentichi delle sue opposizioni al fascismo. La sua tomba è sita nel porticato della Chiesa di San Lorenzo Fuori le Mura e l’opera è dello scultore Giacomo Manzù.

Quest’anno, in occasione del sessantesimo dalla sua morte, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Centro studi sociali “De Gasperi” di Pesaro, una targa di benemerenza in bronzo, mentre il 7 settembre sarà celebrata a Pesaro una messa solenne con la partecipazione del vescovo Agostino Marchetto.

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