Richiesta abrogazione della fedeltà nel matrimonio

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Se da una parte la legge Cirinnà dovrebbe finalmente aiutare nella legislazione delle unioni civile, esistenti e quindi famiglie reali, dall’altra riporta alla indiscriminata ricerca di cambiamento anche se non necessario. Ieri, mentre si dibatteva animatamente sulle unioni civili, un gruppo di senatori, cappeggiato da Laura Cantini, depositava a Palazzo Madama un altro disegno di Legge, quello che prevede di abolire la reciproca fedeltà nel matrimonio. L’articolo incriminato è il 143 del Codice civile, definito dalla stessa senatrice come “una visione superata e vetusta del matrimonio“.

Appellandosi, poi alla legge 219 del 2012, la stessa ha dichiarato che ormai è stata superata la distinzione tra figli legittimi e naturali, il problema che in passato fece nascere il fondamento della fedeltà tra i coniugi. La legge, in base alla fedeltà tra i coniugi, afferma: “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione“. Queste sono le basi su cui si fonda il matrimonio civile, che è alla base della nostra società e sono anche le basi su cui si fondano le unioni civili che altro non sono che il matrimonio.

Infatti è proprio la ricerca della possibilità di contrarre matrimonio che ha spinto  tutti a chiedere che queste fossero accettate e legiferate. Il matrimonio, del resto, non è obbligatorio, come non è obbligatorio sposarsi in Chiesa, come non è obbligatorio mettere al mondo dei figli, insomma, sono scelte di vita che ti permettono di vivere e formare la tua famiglia, i tuoi affetti. Attenzione al farci prendere troppo la mano dalla cultura di altri paese, dove la fedeltà non è presente, o meglio, è presente solo da parte della donna, in un inizio di assorbimento dell’accettazione silenziosa e complice della cultura araba.

La fedeltà è un concetto che si vuole superare, non solo in ambito familiare, ma anche in altri aspetti della vita. Non si è più fedeli al partito (parliamo di politici quindi è giusto che si inizi da loro!), in molti cambiano bandiera per affari, soldi, poltrone, potere, per convenienza. Non si è fedeli alle amicizie, alla famiglia, all’amore, a niente, perché ormai il principio che viene espresso, è quello del potere, meglio ancora è quello dei soldi. Non si è fedeli alla divisa, alla legge, a qualsiasi cosa, come se questo principio ispiratore fosse ormai superato, lasciando il posto alla ricerca indiscussa e senza tregua di una ricerca del benessere personale a discapito degli altri. La fedeltà è vista un ideale impossibile da raggiungere, quando invece, è più che una chimera.

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