Recensione: Un nessun dove verissimo di Annalisa De Stefano

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Il romanzo “Un nessun dove verissimo” di Annalisa De Stefano, edito da EvArt editore, racconta la vita di un uomo, Flavio, presentato, nel prologo dalla sua ipotetica figlia Olivia, ancora non realmente presente, ma che aspetta che il padre narri la sua di storia. Intanto lei si presenta attraverso ciò che il Flavio, scrittore, ha appuntato. Dal canto suo Olivia descrive il “padre” di cui ama e ammira la capigliatura  riccia come la propria e per questo può condividere la propria sfortuna con quella del padre. “E poi mi piace che giri con quella sua borsetta verde – tracolla, mi pare che si dica – in cui c’è sempre un po’ di tutto: libri, caramelle, cartaccia, penne, matite spuntate e le immancabili sigarette”.

Flavio De Luca è uno scrittore romano che ha avuto successo con una piccola serie di libri gialli, dove si narra del  commissario Latini. Ma essendo una persona schiva e riservata, riceve poca stima da chi lavora nell’ambiente, perché considerato snob. Lui, infatti, non si è mai interessato alle numerose cene, alle presentazioni, ai rapporti sociali. Vive una relazione con una compagna, Federica, mal vista dalla madre che, avendo un unico figlio, si occupa della sua casa. Riordinare, cucinare sano, rimproverare la vita del figlio, sono le cose che occupano la giornata della donna romana: “Ma perché non ti trovi una brava figlia e ti sistemi, che mica sei più un ragazzino? Ma che mi devi fa’ mori’ senza vedette sistemato? Un figlio solo c’ho. Pure tu’ padre, pace all’anima sua, sarebbe tanto contento se ti sapesse accasato, tranquillo. Ma proprio nun te piace, Silvietta? È tanto una brava ragazza, te vo’ così bene che quando passi te se magna co’ l’occhi. Fattelo di’ da mamma tua che te conosce e ce lo sa cosa è mejo pe’ te”.

Il racconto è incentrato sulla vita di Flavio, sui suoi ricordi, ma anche sulla sua vita professionale, poiché sta lavorando alla stesura del suo nuovo romanzo e che per questo ha ripreso intensi rapporti con l’editore Alfredo. Flavio ha scritto in quattro taccuini la descrizione di quattro personaggi, come quello di Olivia, che ora pretendono la propria storia, ma il finale del racconto non sempre coincide con il desiderio dello stesso.

All’interno del romanzo anche riferimenti di storia attuale, quali la strage del Bataclan del 13 novembre 2015. Intanto si dipana la storia della sua vita da scrittore e da cittadino del proprio quartiere, messa in evidenza dal suo interesse per la libreria che lo ha visto protagonista nei suoi anni adolescenziali. Infatti nella vita di Flavio la stessa libreria, come i libri, assumono un ruolo fondamentale.

La storia racconta di come si costruiscono storie, della vita di un romanziere a contatto perenne con la sua fantasia, le sue idee e con al realtà che lo circonda. In tutti questi eventi e mondi nel quale, molto spesso, lo scrittore si perde, c’è la vita vissuta dell’uomo che cerca di risolverne indizi, situazioni in ambedue le realtà. Ma racconta anche della lettura e dei libri stessi, i quali accompagnano la vita di chi li legge.

Il romanzo è un dolce e invitante susseguirsi di vicende che raccontano e trasportano il lettore in una Roma moderna, vissuta non nella frenetica vita attuale, ma in quella più rilassata di chi le cose le osserva con attenzione, riflette e sa ammettere che la verità non sempre appare a prima vista, ma ha bisogno di essere scoperta poco per volta. Racconta anche della crescita di ognuno di noi, affermando che solo insieme agli altri è possibile raggiungere il traguardo che ci porta ad una profonda conoscenza di noi stessi.

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