Recensione: “Tutti possiamo sbagliare”

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Tutti possiamo sbagliare” è la commedia musicale scritta e diretta da Andrea Quintili con Andrea Quintili, Simone Destrero, Ornella Lorenzano, Mario Sapia, Eleonora Pedini, Pierfrancesco Galeri e Umberto Stefolani.

La commedia si basa sulla storia di una coppia, Marco e Sole, dove lei vuole un figlio e lui, invece, vuole ancora del tempo per sé stesso, perché troppo egoista per dividere i propri interessi con una terza persona. A complicare il tutto ci pensa l’arrivo di un ragazzo, figlio di amici, a cui sono morti improvvisamente i genitori. Il trio è affiancato dalla presenza di un inquilino del piano di sopra, rompiscatole ma buono, un senzatetto divertente ed ottimista, una avvenente venditrice e la figura di Dio, che appare e commenta, forse troppo umanamente la situazione in scena.

Il loro è un rapporto in cui si nota la presenza di realtà quotidiane così normali che difficilmente si possono inserire in un riquadro particolare. Dopo un inizio lento, la seconda parte dello spettacolo comincia ad essere più entusiasmante, dinamica e divertente, alternando momenti di gag pura ad altri molto seri.

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La storia narrata non è originale, ma un classico della commedia, che vede protagonista una coppia di giovani discutere sulla possibilità di avere un figlio o meno, sulle scelte dei loro ruoli all’interno della famiglia. Ma si sa, il nuovo, l’incognita spaventa sempre e i protagonisti della commedia barcollano sotto il peso delle responsabilità, troppo represse.

Le coreografie si restringono allo spazio del teatro, che non è molto ampio, ma riescono a contenere lo stesso favore del pubblico.

Le scene più divertenti, che accompagnano lo spettacolo, sono quelle in cui vi è la presenza di “Dio”, che sa far divertire e rilassare con le sue battute.

Interessante la voce di Pierfrancesco Galeri, che verso la fine dello spettacolo, canta un brano da solo, nella poco consona posizione da seduto. Avremmo preferito vederlo in piedi sia per ammirare la sua performance, sia per comprendere, da subito, che il cantante fosse lui.  

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