Recensione: Il discorso del capitano Roma-Genoa 3-2

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E’ andato in scena il 28 Marzo al Teatro Sala Umberto di Roma lo spettacolo Il discorso del capitano. Roma-Genoa 3-2. Concepito come settimo capitolo della serie Diecipartite, da un’idea di Giuseppe Manfridi e Daniele lo Monaco: l’episodio, narrato interamente dallo stesso Manfridi, parla dell’ultima partita del campionato 2016-17, che vede la vittoria della Roma al 94’ minuto contro il Genoa: questo è all’effettivo il sottotitolo dello spettacolo e sicuramente la conclusione dello stesso, ma nella veste di uno sfegatato e sincero tifoso romanista, Giuseppe Manfredi parte dal passato, dalla preistoria dell’era Totti come egli stesso la definisce, per arrivare con rammarico e gloria a raccontarne la conclusione.

Il racconto inizia dal periodo adolescenziale del tifoso, i poster che dopo aver riempito la cameretta del giovane Giuseppe passano a tappezzare le pareti del bagno, e seguendolo nei traslochi di casa in casa, finiscono nella cameretta dei suoi figli. La fede calcistica non si cambia e non si abbandona, e da buon romanista elogia questa scelta di vita, quella di tifare la Roma: al pari di una religione, tifare riempie i suoi anni, oggetto di culto il mito Francesco Totti, che alla squadra ha dedicato tutta la sua vita sportiva, 25 anni di carriera, conclusasi appunto lo scorso Maggio con la famosa partita contro il Genoa.

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Il modo in cui se ne parla nello spettacolo mette in risalto il sentimento sincero di chi segue il proprio idolo da sempre, conteggiando successi ed insuccessi del giocatore come fossero parte anche della propria vita. Una vera devozione sportiva quanto ammirazione per il personaggio di Totti, che fa oscillare il tono del racconto da prettamente adoratorio e calcistico a quello di ironiche lezioni di storia, geografia e letteratura: a una settimana di distanza dalla sua ultima partita, il Capitano seduto a tavolino insieme alla moglie scrive la lettera ai suoi tifosi che sancirà la fine della carriera calcistica, simile al giovanissimo Leopardi che seduto alla sua scrivania compone i versi de L’infinito.

Così tra citazioni di Baudelaire come di Tolstoj, lo spettacolo che vede la regia di Claudio Boccaccini, Eleonora di Fortunato all’aiuto regia e le musiche originali di Antonio Di Pofi, diverte rievocando gli ultimi giorni di carriera del Capitano, riproponendo anche una vera e propria cronaca sportiva dei minuti conclusivi della partita Roma-Genoa.

Ampiamente applaudito dalla sala, si conclude con la proiezione di alcuni dei più famosi goal di Francesco Totti realizzati nella sua carriera interamente giallo-rossa, e il pubblico stesso sembra omaggiare tanto la figura dell’ex capitano della Roma quanto l’autore che nel suo monologo si è fatto voce del sentimento di una tifoseria vecchia un quarto di secolo.

Si può non essere romanisti per divertirsi almeno un po’ durante lo spettacolo, si resta un passo più indietro se non si è nemmeno tifosi, non riuscendo a cogliere tutti i riferimenti e i personaggi citati, ma non si può negare quanto realistica sia la fede calcistica così raccontata, quella che “Chi ce l’ha ringrazia Dio di averla”.

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