Recensione: Il grande concorso in scena al Teatro Marconi di Roma

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Al Teatro Marconi di Roma in scena una commedia giovane e attuale, scritta da Roberto Fei: “Il grande concorso”, interpretata da Fabian Grutt, Valentina Corti, Fabrizio Gaetani.

Chi decide quale parte del mondo dovranno vedere i nostri occhi appena si aprono? Quale zona del mondo ci apprestiamo a rendere nostra? Non lo sappiamo, certo, ma potremmo immaginarlo attraverso il sogno di Roberto Fei, che vede, in un luogo immaginario, l’inizio della nostra vita, dove le anime si preparano a scendere sulla terra dopo aver superato un concorso.

Le anime sono divise in reclute, soldati e veterani. I primi sono anime giovani che hanno vissuto poco, i secondi sono anime che hanno vissuto sulla terra già molte vite e quindi hanno più esperienza, le terze sono anime libere che non si devono più reincarnare. Tutte, tranne i veterani, partecipano ad un concorso dove in palio ci sono le destinazioni delle mete in cui le anime vivranno. Le zone in palio sono l’Occidente quindi in un paese benestante oppure le zone dove si vive così così, come il Portogallo e le zone dove la vita è difficilissima, cioè quelle del terzo mondo.

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Per superare il concorso le anime si impegnano, con mezzi leciti e illeciti, sperando di essere mandati in zone dove la vita sarà più semplice.

Il testo è una commedia semplice, tesa a rallegrare una serata a teatro, ma che porta con sé uno spirito sociale che emerge fin dalle prime battute. Perché, si chiederanno tutti, nasciamo in un posto invece che in altro? Chi decide del nostro avvenire?

Non lo possiamo sapere, non ci è dato conoscere ciò che avviene nell’aldilà, ma la nostra fantasia può impegnarsi a cercare delle soluzioni. L’autore sposta, in questo caso, l’attenzione su un tema fondamentale, o forse due: non conoscendo le modalità della nostra venuta al mondo in un posto piuttosto che in un altro, dovremmo ritenerci fortunati di essere nati in una nazione, quale l’Italia. Al tempo stesso dovremmo essere solidali con chi, non per meriti o demeriti, è nato in zone del mondo dove la povertà, la miseria, le guerre, la fanno da padrone. Anche il concorso può essere visto come una metafora della nostra vita, dove, ognuno di noi, cerca di migliorare la propria condizione, chi con mezzi leciti e chi cercando sotterfugi. Manche gli equivoci sono parte fondamentale dello spettacolo.

Una visione ampia di uno dei temi più difficili e attuali della nostra società, che ha fatto nascere controversie e continua ad animare le discussioni quotidiane. “Ricordando ciò, forse saremo più predisposti a ridere anziché ringhiare, di fronte a chi questa fortuna non l’avrà mai, spiegano gli autori”.

In scena tre attori: Fabian Grutt, Valentina Corti, Fabrizio Gaetani, che raccontano delle loro esperienze di anime. I due uomini sono due “ex” italiani, la ragazza è affascinante e misteriosa. Tra i tre scatta quel senso di amicizia, che lentamente si trasforma in spietata concorrenza. Tutti e tre, infatti, aspirano alla conquista del premio. Le situazioni che li coinvolgono sono divertenti, comiche, e si confrontano tra la napoletanità di Grutt e la romanità di Gaetani, circondata dal mistero della Corti. Insieme alla recitazione anche qualche passo di danza, qualche imitazione, qualche canzone.

Bello, divertente, lo spettacolo assume non solo una connotazione comica, ma anche un valore a carattere sociale, pronto a far riflettere gli spettatori sul tema dell’immigrazione. Le tematiche, se non comprese durante la rappresentazione, vengono esposte da un’attenta Valentina Corti. Il finale a sorpresa, raccoglie non solo la parte più seria della commedia, ma anche quella più comica.

Bella scenografia che raccoglie, in quei pochi elementi scenici, l’intera narrazione, dove i banchi di scuola diventano tavoli o piattaforme da cui tuffarsi. Bello e divertente lo spettacolo; bravi  e professionali gli attori, in sintonia tra loro e con lo spettacolo; attenta la regia ai particolari e alle dinamiche in scena.  

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