Recensione: Così per caso al Premio Ribalta 2017/2018

In Premio Ribalta 2017/2018

Settimana intensa in ambito culturale anche al Premio Ribalta organizzato da Ulisse Marco Patrignani con il patrocinio del Comune di San Vito e della Regione Lazio e che va in scena al Teatro Caesar di San Vito Romano. Per la settimana della memoria uno spettacolo che racconta una delle pagine di storia più crude del nostro passato: la Shoah. Protagonista di questo racconto veritiero è Marta Ascoli, una giovane triestina che, a causa del proprio cognome viene deportata ad Auschwitz insieme a suo padre, mentre la madre viene rilasciata prima del trasferimento in quello che con il tempo è divenuto il simbolo della Shoah. La famiglia Ascoli non era ebrea, ma fu creduta tale a causa del cognome che indicava una città italiana.

La giovane proverà sulla propria pelle il dolore, la persecuzione, la morte, la disperazione, e porterà con sé quegli orrori per tutta la vita, essendo ella stessa una sopravvissuta. Da sopravvissuta, però, comprenderà che la vita è un bene preziosissimo che non va sprecato e che bisogna essere grati sempre per ciò che si riesce ad ottenere.

Lo spettacolo, vincitore del premio per la “miglior regia” ed uno “della critica” alla Prima Rassegna Teatrale Romana sulla Shoah, ci trasporta nel racconto tra passato e presente della protagonista. È lei che da adulta riflettendo sui problemi di studio del figlio, ricorda, il giorno in cui, tanto tempo prima, ebbe inizio la sua odissea all’interno dei lager nazisti, dal quale suo padre non ne uscirà vivo.

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Un racconto struggente, intimo che raccoglie le emozioni dei protagonisti, trasmettendole agli spettatori. Infatti la scrittura dello stesso è un racconto che prende nell’intimo. Gli attori Valeria Mafera (Marta Ascoli adulta), Gloria Luce Chinellato (Marta Ascoli adolescente), Manfredi Gelmetti (Giacomo Ascoli), Alessandra Vagnoli (Ida Tommasini), Cristiano D’Alterio (ufficiale nazista), riescono a trasmettere intense emozioni portando ogni spettatore verso la stessa commozione, emozione, tragedia, gioia, che essi stessi provano.

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Ad incrementare il lavoro attoriale, l’inserimento delle ombre cinesi utilizzate per la rappresentazione delle scene più cruenti dello spettacolo.

Il testo scritto e diretto da Angelita Puliafito raggiunge il cuore delle persone con monologhi che raccolgono le tristi vicende delle persone coinvolte, aprendo il cuore alle emozioni. Nel testo anche un monologo, quello del soldato delle SS., scritto dalla giovane Jenny Tomasello che attraverso la dualità del personaggio è riuscita a rappresentare non solo l’animo di un uomo combattuto tra il dovere e la sua coscienza, ma anche il nostro animo, sempre in conflitto tra scelte positive e negative.

Lo spettacolo è portato in scena da un gruppo di attori che ben si amalgama con la regia e il racconto stesso, come accade per la scenografia, dove ogni elemento sul palcoscenico ha un suo importante significato e utilizzo all’interno del racconto.

Tutto questo perché, come afferma la regista: “Auschwitz è di tutti! Non è solo degli ebrei, non è solo dei deportati, Auschwitz è la storia che nessuno deve dimenticare“.

Così per caso

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