Pronti per un nuovo stop alla libertà

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immagine da web di qualche anno fa
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Dopo anni di lavoro, di sotterfugi, di intrighi, di macchinazioni, possiamo dichiarare che in Italia è morta la Libertà. Non sorprende nemmeno che a definire la morte della libertà sia un governo di Centro-sinistra, che in ribaltamento a quello di centro-destra, è riuscito lì dove la destra, in anni di lotta, aveva fallito. Non solo nel mondo del lavoro, ricordo ancora le grandi manovre, i grandi cortei di piazza organizzati dalla sinistra e quindi dal Pd, quando uno dei governi Berlusconi decise di abolire l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Gli stessi che scesero in piazza, un anno fa, hanno abbassato lo scure della loro falce su quello che era l’articolo in salvaguardia dei lavoratori.

La lotta maggiore, però, la stanno facendo nel riordino della Giustizia, quella stessa giustizia e libertà che solo qualche giorno fa, i politici avevano celebrato ricordando la strage di Via D’Amelio e 53 giorni prima in quella di Capaci. Giustizia e Libertà non possono essere separate. La legge in discussione oggi sulle intercettazione, porrà per sempre il bavaglio non solo alla stampa, ma anche ai cittadini che della libertà e della giustizia, sono i veri destinatari. Chiudere le porte alle intercettazioni significa non solo evitare che non si possano più intercettare le comunicazioni dei politici, quando svendono il nostro patrimonio, quando giocano sulle nostre vite per i loro affari. Per difendere proprio i loro affari eccoli chiudere per sempre le porte a chi, tramite le registrazioni, poteva o può, ancora per poco, difendersi dalle mafie. Imprenditori, cittadini minacciati che fino a poco fa, potevano difendersi attraverso registrazioni effettuate anche grazie ai nostri telefonini, che con la nuova tecnologia aiuta chi è in difficoltà. La mafia segna un altro punto a suo favore, quella mafia di cui, il duo Falcone -Borsellino, insieme alla loro squadra di lavoro, spingeva alla lotta per scoprire i legami tra mafia e stato chiedendo sempre nuovi mezzi tecnologici per aiutare ad intercettare le comunicazioni delle cosche.

Cosa direbbero oggi i due giudici? Sicuramente si arrabbierebbero, o meglio, si incazzerebbero e non poco, vedendo eliminare dalle loro mani, un mezzo così importante come sono le intercettazioni che si sono rilevate fondamentali nel loro lavoro e non solo per la polizia. Accanto alle forze dell’ordine, lavora inesorabili, con coraggio e passione, anche tantissimi giornalisti che attraverso le loro inchieste, indagini, infiltrazioni, riescono a scoprire piani, nascondigli, operazioni, divenendo, a rischio della propria vita, dei collaboratori insostituibili. La mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita, grazie a questi mezzi ha qualcuno che lotta e cerca di sconfiggerle.

E che dire poi delle tante operazioni delle forze dell’ordine, sorte proprio grazie alle registrazioni di cittadini qualunque che venivano o vengono minacciati dalle cosche, dalle mafie e che, in assenza di prove tracciabili, di quelle prove che spesso diventano necessarie perchè i fatti si conoscono, ma per condannare servono le prove. Anche loro verranno penalizzati da un modo di intercettazione che spesso per loro diventa l’unica possibilità per non cedere alle mafie, per non cedere al pizzo, per eliminare la criminalità dalle strade.

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Le mafie e le criminalità non saranno le sole a beneficiare dei bavagli. A perdere saranno anche i bambini e le donne maltrattate. La violenza sulle donne, le minacce, la violenza psicologica, non potranno più essere documentate, non potranno essere esibite e divulgate. Non si potranno registrare situazioni di violenza, perchè a divulgarle si rischierebbe fino a 4 anni di reclusione. E se prima era una prassi comune riprendere per denunciare, la pena sarà il deterrente, come lo è stata l’omertà per tanto tempo. Se prima era difficile uscire dall’omertà, perchè le prove spesso, erano solo le parole di qualcuno contro quelle di un altro, adesso sarà difficile utilizzare le intercettazioni, anche casuali dei propri mezzi tecnologici.

Si parla di privacy, si parla di rispetto verso le persone intercettate, in un mondo che non ha più privacy e non solo per i mezzi tecnologici, ma anche per i social, per la volontà della società stessa di voler apparire. Che privacy è se le nostre città sono piene di videocamere che seguono i nostri spostamenti? E perchè queste poi, dovrebbero essere tenute nascoste? Se io individuo una persona che sta facendo qualcosa, ne ho il sentore, perchè mi si deve precludere la possibilità, anche da cittadino, di capire, di comprendere, di aiutare la giustizia?

Il Ddl sul processo penale presentato in aula, sarà sempre ricco di emendamenti, ma gli emendamenti non sono solo un mezzo per eliminare tante imprecisioni, tante insidie. Il processo penale che si vuole modificare, non va nella direzione in cui dovrebbe andare, ma, in questo periodo di crisi, si sposta verso la parte meno veritiera delle realtà sociali in cui viviamo.

E conclude con le parole di un uomo di sinistra, un uomo che portava in musica la sua convinzione politica “La libertà non è star sopra un albero non è neanche avere un’opinione la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione“.

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