Precarietà in Delirium Vitae

In Eventi in Teatro
Michele Vargiu e Giulio Federico Janni - Foto Sissi ©
Michele Vargiu e Giulio Federico Janni – Foto Sissi ©

Come raccontare un problema sociale facendoci piangere e ridere allo stesso tempo, cercando di comprendere i modi e i tempi di situazioni che a volte, a scriverle, si scopre che la realtà supera di gran lunga la fantasia.

È quello che hanno fatto Michele Vargiu e Giulio Federico Janni nel loro “Delirium Vitae la Repubblica del “le faremo sapere””, un testo che affronta la fatica dei giovani nel mondo del lavoro e soprattutto della precarietà. Un argomento ostico anche da digerire, ma che fa parte del quotidiano di tante persone, non solo giovani, ma anche più grandi che si riscoprono, dopo anni di lavoro, a doversi rinventare qualcosa, perché sono stati licenziati e devono trovare un altro lavoro.

Michele Vargiu e Giulio Federico Janni hanno fatto un viaggio nel mondo del lavoro precario, allestendo in scena, un’agenzia interinale, di quelle che, secondo gli annunci, danno la possibilità di trovare lavoro a termine, un giorno, tre giorni, un mese, due mesi, un anno, a volte anche per alcune ore.

Ma realmente servono queste agenzie nel nostro paese? Quanto tempo si può passare all’interno di questi luoghi?

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In scena i due protagonisti si ritrovano a fare un’interminabile fila all’interno di uno di queste agenzie interinali, aspettando il proprio turno, sperando che qualcuno gli offra un lavoro stabile. L’attesa, stressante, per poter finalmente parlare con uno degli impiegati. Così, mentre aspettano il proprio turno, i due parlano e si conoscono tra loro. Si raccontano le proprie vite, gli amori, le loro malefatte, mentre prende forma la situazione sociale del nostro paese, con le sue problematiche irrisolte, mentre imperversa un consumismo sfrenato e la politica sembra tanto assente quanto lontana dalle reali esigenze dei lavoratori.

Gli attori ci portano a guardare una realtà bizzarra, ma con spietata leggerezza, in modo da riflettere, concedendosi anche una risata liberatoria.

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