Pubblicato il: 27 Marzo 2017

Perché “Romeo e Giulietta paccavano eccome”

In Recensioni

Come si comportano i giovani d’oggi dinanzi ai testi del vate dei sentimenti William Shakespeare? Sembra una classica domanda, ma nella realtà le cose sicuramente vanno diversamente, o no?

Questa è la sfida lanciata da “Romeo e Giulietta paccavano eccome”, lo spettacolo teatrale andato in scena al Teatro delle Muse fino a domenica 26 marzo. Una versione nuova del dramma dei drammi, dell’amore puro e senza scampo dei giovani Veronesi immortalati dalla penna del grande Shakespeare.

Rivisitato da Mimmo Strati e Maria Elisabetta Alaimo, lo spettacolo racconta di come, all’interno di una classe, in una scuola occupata, un’insegnante di teatro, attrice ella stessa, entra nel vortice della scuola, dove i ragazzi preferiscono una partita a pallacanestro o una lezione di danza piuttosto che una lezione di teatro, dove ad emergere, in fin dei conti, sarebbe il loro essere. Man mano che l’insegnante di teatro si fa strada nei loro cuori, cambia l’atteggiamento degli studenti nei confronti dell’insegnante e della tragedia stessa. Il loro essere ragazzi muta nel divenire essi stessi i personaggi shakespeariani. Così tanto che, come si trasforma il loro essere, cambia anche la scuola, sulla lavagna sparisce la frase scritta per avvertire che l’intero istituto si trova in occupazione e appare, forte, la scritta Romeo e Giulietta.

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L’amore per questo testo li trasforma, tanto che diviene facile reperire oggetti di scena, basta una semplice busta di plastica per far cadere la pioggia, i banchi diventano il balcone, alla festa dei Capuleti compaiono patatine e Coca-Cola. L’ingegno degli alunni si apre dinanzi alle esigenze del copione, quasi con una naturalezza che loro stessi non comprendono, ma che emerge negli occhi e nelle azioni della professoressa e degli adulti che partecipano con gioia alla stessa rappresentazione. Lentamente anche il linguaggio muta e da quello moderno, prende forma il linguaggio antico, scritto sulla sceneggiatura.

Presente e passato si fondono mentre gli attori, giovani contemporanei, non disdegnano di trovarsi immersi in un mondo quasi fantastico, che li assorbe e imprigiona piacevolmente. Non si sentono costretti, ma sono liberi di esprimere sentimenti e azioni dei loro personaggi.

È un ripescarsi dal passato, per scoprire che i sentimenti non sono mutevoli, anzi, sono identici a quelli degli anni passati. A cambiare sono solo strumenti, attrezzi e oggetti, che si trasformano nel tempo.

Sulla scena si alternano con precisione momenti di allegria a dramma, giochi con partecipazione soggettiva alla vita dei personaggi da interpretare.

La compagnia dei Bardi con in scena i suoi giovani componenti, apporta allo spettacolo un’attenzione all’essere. Giovani si, ma attenti e decisi. Come la Giulietta di Flavia Falloppa che da timida diviene un’intraprendente Giulietta, disposta a non rinunciare al suo amore. Giovani e pieni di talento, Francesco Falco, Andrea Carpiceci, Giulia Debe’, Arianna Polidori, Tommaso Moro, si prestano a rappresentare personaggi autentici, convincenti, che spopolano nell’attenzione totale del pubblico presente che comprende e si lascia ammaliare. La maestria di Anita Pusceddu, caratterista, attrice di straordinario talento in ogni ruolo, sia comico che drammatico. Ma anche l’affermazione di Marisol Serago e Cesare Cesarini, la prima nella parte da protagonista dello spettacolo, il secondo che regala al pubblico anche emozioni attraverso la sua voce.

Il regista Mimmo Strati riesce a far esprimere ad ogni suo attore la giusta interpretazione, coerente con il personaggio che ha confezionato nella sua rivisitazione dell’opera di Shakespeare.

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