Perché la famiglia è un si alla legge Cirinnà

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La famiglia è il fulcro della nostra società. Lo è stata in passato e lo è ancora adesso. Non si possono abbattere elementi importanti quali sono i sentimenti umani che ci accompagnano da sempre. L’istituzione della famiglia, del matrimonio non è cattolica, ma viene dal passato, viene dall’inizio del nostro essere uomini, donne, che condividono affetti, amore, idee, che vogliono costruire qualcosa insieme e che si prendono cura gli uni degli altri.

Istituzionalmente e nel passato, le famiglie sono state sempre viste come unioni di uomini e donne, unico modello per poter procreare e far crescere i figli, anche perché, altre, hanno sempre scandalizzato e sono sempre state messe alla berlina dalla società stessa.

Io metterei in evidenza, però, due punti fondamentali della famiglia e delle unioni civili che in questo momento stanno cercando di confrontare un paese, l’Italia, ancora vittima di tanti pregiudizi, e una popolazione, quella italiana, che si lascia trascinare dalla massa, senza per questo, comprendere quello che avviene realmente. Lo so, è un vizio italiano e di chi si fa governare passivamente perché è la scelta più semplice.

Comprendo l’importanza che la Chiesa cattolica da alla famiglia, è una sua prerogativa su cui basa le sue idee, seguite dai cattolici. Sia però chiaro che nessuno è costretto a essere cattolico, a credere nella fede della Chiesa, lo sono solo i Cristiani, quindi attaccare la Chiesa non mi sembra una soluzione. Come non lo è parlare di abusi solo per i preti, non ci sono solo loro, o di turismo sessuale, non è detto che sia fatto da uomini che sono cattolici davvero. Certo, chi fa queste cose, di cattolico non ha nulla e in Italia, diciamocelo per davvero, non ci sono tanti cattolici credenti, in maggioranza sono quelli di “facciata”. Lo stesso vale per le tante persone che un giorno si schierano con papa Francesco e il giorno dopo contro la Chiesa. L’incoerenza è un fatto specifico della nostra società.

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Di tutte queste persone che parlano, scrivono e accusano, mi chiedo, quali sono quelle che realmente si interessano al problema e quali si lasciano prendere dall’euforia del momento. In quest’ultimo caso, credo siano la maggioranza.

Io, che provengo da un’educazione cattolica, cristiana e sono credente e da credente esprimo il pensiero di libero arbitrio e di apertura. L’apertura all’Amore. Non importa e non sta a me giudicare l’amore che provano due persone. Chi siamo noi per impedire che due si amino? Amare non significa distruggere, ma costruire e questo dovrebbe essere alla base di ogni unione. Che questi siano un uomo e una donna, due donne, due uomini, sta a loro amarsi e vivere felici.

In secondo luogo e forse nella parte principale della mia esposizione, arrivo alla legge Cirinnà, nella parte in cui si parla di adozioni di bambini, di figli di un partner verso il compagno o compagna. Ma mi chiedo, se da una famiglia “normale” nascono e crescono gay e lesbiche (scusate la franchezza dei termini e delle parole, ma vorrei essere il più chiara possibile), perché da famiglie diverse non possono nascere e crescere persone eterosessuali? Chi impedisce loro di essere se stessi, se non siamo proprio noi, la società ad essere sempre più chiusa e ottusa?

Personalmente io leverei i figli a tante famiglie cosiddette “normali”, che abusano, non solo fisicamente, ma anche mentalmente dei propri figli o che non li sanno crescere con amore, ma instaurano nella loro educazione odio, inimicizia, a partire da una partita di calcio o da un colore diverso della pelle o dallo stato sociale. Ma lo stesso metodo lo userei per le famiglie di fatto, che si comportano altrettanto con i propri figli o che non sanno dare un’educazione aperta, libera, che non sanno esprimere amore. Ed anche qui ce ne sono. Sicuramente un genitore che decide di adottare un figlio, lo fa per amore del compagno o compagna, perché vuole dare amore. Se poi queste sono inadeguate o lo diventano, sarà alla legge intervenire per salvaguardarne la crescita. Al legislatore l’arduo compito di legiferare perché i bambini non capitino in famiglie inadeguate, qualsiasi tipo di famiglia essa sia.

A chi invece si oppone alle tante paure perché le coppie di fatto utilizzino i mezzi di procreazione assistita per avere figli, rispondo, che, se possono farlo le famiglie eterosessuali, andando contro natura, qual è la differenza? Da cittadina, esprimo questa opzione, o l’aboliamo per tutti, perché andiamo tutti contro natura, o la teniamo per tutti, perché, di fronte alla legge, siamo tutti uguali.

Agli psicologi, invece, che studiano, esaminano, sentenziano, vorrei sottolineare che la nostra vita, quella comune, non è quella che vediamo nei bei film, nella pubblicità della “Mulino Bianco”, oppure nella perfezione della crescita, sapendo bene che non esiste una perfezione o un metodo uguale per tutti. Siamo tutti uguali, ma diversi e l’accettazione di questo è alla base del vivere civilmente. Spesso si sentenziano traumi difficili che, invece, i bambini riescono a superare e comprendere meglio degli adulti. Un bambino cresce bene se amato, è questa la cosa fondamentale. Oltre alla famiglia, ci dovrebbe essere la società che si ama, che prova amore gli uni verso gli altri.

È l’amore che dovrebbe essere alla base dell’educazione e il rispetto in quella della nostra società. In questa discussione, povera di realtà scientifiche e di amore, si dovrebbe davvero fare un passo in dietro e scoprire cosa sia realmente necessario cambiare. L’amore e il rispetto si insegnano. Dobbiamo fare in modo che questi due essenziali elementi siano alla base della nostra educazione il resto verrà da sé. Quelli da condannare sono sempre gli eccessi, che non mancano mai!

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