Paolo Triestino, protagonista di “Eppur mi son scordato di me” al Marconi Teatro Festival

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Paolo Triestino è il protagonista assoluto dello spettacolo “Eppur mi son scordato di me”, scritto da Gianni Clementi e andato in scena al Marconi Teatro Festival di Roma.

Antonio racconta la sua storia, tra passato, presente, ricordi e avvenimenti, incrociandola con la musica di Lucio Battisti, il cantautore italiano, che ha emozionato negli anni ‘60/’70, coinvolgendo un’intera generazione. Tra questi anche Antonio, la cui vita sembra sottilmente legata a quella del cantante, o meglio, a quella delle sue canzoni. Non a caso la ragazza che gli piace da ragazzo e che poi sposerà si chiama Francesca, lui stesso ama andare in moto ma soprattutto ama la musica di Battisti. Quest’ultimo punto è un contraddittorio, poiché la sua è una vita legata ai giovani attivi di sinistra che vedono malevolmente la figura del giovane cantante.

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la vita di Antonio è contradditoria da giovane, ma continuerà ad esserlo e questa continuerà a essere appassionata, difficile, impegnativa, seguita sempre, però, dalla sua colonna sonora preferita, rappresentata da Lucio Battisti. Fino a quando si dimenticherà di sé, di com’è e di cosa ama: non a caso il titolo recita ”Eppur mi son scordato di me”. Mentre questi ricordi gli appaiono sparsi nella mente, o vengono riportati a galla da amici e parenti, lui cercherà l’Antonio del liceo, il ragazzo pieno di entusiasmo e fortemente legato all’amore per la musica di Battisti, tra rimpianti e scelte sbagliate.

Paolo Triestino porta in scena un personaggio complicato, che in alcuni punti è difficile da seguire, per cui diventa fondamentale ascoltare ragionando. Nel complesso è uno spettacolo che ha momenti divertenti dove l’attore mostra le sue grandi abilità e sfaccettature, rappresentando vari personaggi. Il tutto accompagnato da una musica che riporta indietro gli spettatori alla loro giovinezza, o permette di ripercorrere, anche se poco, la vita e i momenti degli anni ‘60/‘70, tra lotte studentesche, la morte di Kennedy, la vita dei personaggi della tv o del cinema dell’epoca, le sensazioni, le emozioni. Triestino si aggira sul palco padrone non solo del testo, ma anche del palco, su cui muove panche, chitarra e spazio a suo piacimento dove le luci giocano con la parete ruvida alle spalle che fa da sfondo per le proiezioni, cimentandosi con estrema bravura, anche nel canto. Pregevole la visione di spezzoni video in bianco e nero che raccontano la vita di quegli anni, insieme alla vita di Antonio.

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