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Operazione Condor la storia di Laura incanta al Teatro Marcello di Roma

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Ci sono baci che si danno con lo sguardo, ci sono baci che si danno con la memoria” scrive la poetessa cilena Gabriela Mistral, premio Nobel per la letteratura.

Operazione Condor è il nome che è stato dato alla tragica vicenda che ha visto protagonisti i regimi dittatoriali di Argentina, Brasile, Bolivia, Chile, Paraguay, Uruguay e in modo minore Perù, negli anni che vanno dal 1970 al 1980. In quegli anni l’America Latina, sotto il regime militare e dittatoriale, ha vissuto in prima persona, l’assassinio sistematico di circa 50.000 persone, di cui 30.000 prigionieri desaparecidos e 400.000 detenuti. Moltissimi furono i giovani che, dopo arresti sistematici, prigionie, torture e violenze, sparirono. Tra queste anche alcuni cittadini italiani. Le loro storie, il loro ricordo è giunto fino a noi grazie alla forza e al coraggio delle “Madri e delle nonne di Plaza de Mayo” dal nome della piazza dove proprio le madri e successivamente le nonne, chiedevano giustizia per i loro figli e volevano sapere anche che fine avevano fatto i bambini nati dalle ragazze arrestate e fatte sparire.

Tantissime sono le testimonianze arrivate fino a noi, tanto che nel 2015 fu istituito a Roma, nell’aula bunker di Rebibbia, dove, dopo 15 anni, si è potuto istruire un processo per condannare militari e civili latino-americani, accusati di omicidio pluriaggravato, sequestro aggravato di cittadini italo-argentini, italo-cileni, italo-uruguaiani. Operazione Condor – La storia di Laura, racconta le vicende di Tamara/Paloma giovane italiana che scopre per caso di essere stata adottata da piccola e che riceve una citazione a comparire da un tribunale estero. La giovane si vede catapultare in una storia che conosce poco o niente, avendo creduto per anni che quelli che l’hanno cresciuta fossero anche i suoi genitori biologici. Invece scopre che lei è nata in una terra lontana, che a causa dell’Operazione Condor, ha perso i suoi genitori, non ha mai conosciuta la madre e che da esse ne è stata sottratta appena nata. Da qui comincia la riscoperta di Tamara delle sue origini, della realtà del paese del quale è originaria, delle amozioni contrastanti che prova per la sua famiglia e per quella famiglia che non ha mai potuto conoscere. Laura, infatti,  la sua madre biologica, è stata arrestata, torturata e uccisa e poi gettata in mare con uno dei voli della morte, serviti per far sparire moltissimi giovani.

Tamara scopre delle verità agghiaccianti sulla propria famiglia e scopre che suo padre, non solo l’ha portata via alla sua famiglia, ma è anche l’assassino di sua madre e di so padre e di tanti giovani.

La pièce teatrale racconta del tormento di Laura, la madre morta, che è perennemente presente sulla scena, come costante ricordo di dolore, ma alla ricerca di giustizia, mentre racconta tutto quello che ha subito con l’arresto e la carcerazione. La paura, il dolore, la voglia di vivere e la preoccupazione per la sua bambina che non ha potuto abbracciare. Il dolore è palpabile anche nella figura di Paloma, che si ritrova ad affrontare una verità terribile in quello che per lei, dovrebbe esser e il periodo più bello, quello della gravidanza. C’è un passaggio da donna a donna, da passato a presente, da dolore a speranza.

La tragicità di un avvenimento simile, come quello dei desaparecidos, viene portato in scena con dolorosa consapevolezza che nel periodo in cui avvennero i fatti, nessuno poté opporsi ai regimi. Qualcosa di catastrofico stava avvenendo in America Latina, eppure nessuno osò opporsi.

Gli attori, in questo caso, hanno saputo portare in scena il terrore dei prigionieri, la baldanza dei carnefici, la sicurezza di chi, grazie ad una doppia cittadinanza, è riuscito a nascondere le proprie nefandezze, costruendosi una vita rispettabile, convinto che la verità potesse morire insieme alle vite spezzate di tanti giovani. La storia, però, e in particolare questa, ci mostra che la verità, anche se in ritardo, se ricercata con la tenacia di chi cerca giustizia, viene sempre e comunque a galla.

Un cast perfetto dove spiccano per coinvolgimento, interpretazione e presenza scenica Liliana Garcia Sosa nella parte di Laura e Cristina Moglia in quella di Tamara, la figlia di Laura. Impeccabili nella loro interpretazione e legate da un filo invisibile e connesso, come quello dei loro personaggi scenici. Incantano con le voce e con la sola presenza scenica, emozionando fino alle lacrime per una tragicità che non è espressa da tutti.   Bravi e intensi anche Roberto Burgio, generale e padre adottivo di Tamara, che si cimenta in una delle figure più nefaste della letteratura scenica e la convive e gestisce con particolare senso del dovere e Ugo Bentivegna, nel ruolo del giudice romano, intenso, deciso nel voler scoprire la verità e le necessità dei suoi accusati.

Ci sono baci che si danno con lo sguardo, ci sono baci che si danno con la memoria”, cita la poetessa, perché possano raggiungere chi non c’è più.

La piece, in prima in Italia, toccherà varie città, per trasferirsi, successivamente in sud America. Per una tournée. La prima dello stesso, ha visto come cornice, il Teatro Marcello di Roma, suggestiva location dove, tra l’asperità delle pareti, accolgono la cruda storia e ne conservano i decorsi storici.

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