La nostra terra, tra mafia e coraggio

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Cosa si prova a vedere la propria terra nelle mani di altri? Come ci si sente a dover vivere da contadino sulla terra dove un tempo il padre era il proprietario? Tutta la storia nasce da qui, da un pezzo di terra, che proprio piccolo non è e che è la risorsa di una famiglia, quella di Cosimo (Sergio Rubini). Ma la mafia, quella incredibile associazione che controlla e arraffa tutto con l’inganno, gliel’ha portata via e ha reso, con il tempo, Cosimo il fattore della sua vecchia proprietà.

Filippo (Stefano Accorsi), invece, è un uomo che combatte la mafia da dietro una scrivania, più che combatterla, la descrive e la racconta da lontano, fino a quando viene invitato ad andare sul posto, per occuparsi di una proprietà, sequestrata a un boss e richiesta da una cooperativa per poter sfruttare il terreno, piantando e ridando vita alla terra. Lui combatte la sua ansia con i medicinali, ma non sa combatterla con altri mezzi. Sceso al sud, deve combattere, invece, la burocrazia, la mentalità e gli uomini mafiosi.

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Rossana (Maria Rosaria Russo) è una giovane donna che ha dedicato la sua vita a combattere la mafia con ogni mezzo, anche se nasconde un segreto doloroso lotta per quello in cui crede, scontrandosi con la mafia, ma anche con il solo essere donna in un mondo in cui emerge solo la figura maschile. Forte e determinata, non vuole cedere in nessun caso alla mafia.

Tra loro uno stuolo di improbabili e divertenti personaggi, che danno vita ad una cooperativa tra sudore per il lavoro con la terra e le risate scambiate in un rapporto che diventa sempre più quello di amicizia. In tutto questo il contrastato intervento del boss, che ad un certo punto, torna a casa per gli arresti domiciliari e rivuole la sua terra.

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Bello il film che non è mai entrato nel genere dei documentari o del dramma o della commedia. Proprio per la difficile collocazione il regista Giulio Manfredonia non lo ha collocato in alcun Festival del Cinema. Sicuramente il genere è un mix di commedia, impegno, risate, riflessione. Sicuramente è la visione di un sud né bellissimo, né bruttissimo, ma che si colloca nel grigio, come affermato da Sergio Rubino.

Un film corale che vede la partecipazione di molti attori, tra cui Iaia Forte, Nicola Rignanese, Massimo Cagnina, Giovanni Calcagno, Giovanni Esposito, Silvio Laviano, Michel Leroy.

Ispirato ad una storia vera, accaduta in Puglia, il film rimarca anche il grande lavoro fatto dall’associazione Libera, quella di don Ciotti, che, grazie ad una legge, la 109/96 autorizza, tramite bando, l’assegnazione di beni confiscati alla mafia, per attività utili alla società, gestite da cooperative. Anche se non racconta effettivamente la realtà di Libera, ne espone il carattere e la determinazione delle persone che lavorano e si attivano all’interno dell’Associazione.

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Il film è stato girato in provincia di Roma, è coprodotto da Rai Cinema ed è stato inserito nei film di interesse culturale. La nostra terra di Giulio Manfredonia, con Sergio Rubino,Stefano Accordi, Maria Rosaria Russo, sarà nei cinema dal 18 settembre, preceduto da una proiezione speciale il 10 settembre alle 20.00 dove, attraverso la diretta satellitare dall’Anteo spazio Cinema di Milano, si potrà assistere all’evento speciale con la partecipazione di molti cinema sparsi per l’Italia. All’evento parteciperanno Don Luigi Ciotti, presidente dell’Associazione Libera, Mauro Pagani, autore delle musiche, Pierluigi Stefanini presidente del Gruppo Unipol, Pierfrancesco Majorino Assessore alle Politiche Sociali e Cultura della salute del comune di Milano, Alessandra Coppola, giornalista del Corriere della Sera condotto dal critico Gianni Canova. Alla fine del dibattito ci sarà la proiezione del film. Per approfondimenti su sale aderenti all’iniziativa: www.lumierefilm.it

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