Narrare l’Amore (per il teatro)… in Bononia

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Il 6 dicembre abbiamo assistito allo spettacolo Discorso sul mito: l’amore, nell’ambito della rassegna Ortaet, DENTRO LA SCATOLA, a cura di Danilo De Summa e organizzata dallo Zibaldone, in via San Vitale a Bologna.

Lo spettacolo di e con Vittorio Continelli è incentrato sul tema dell’amore così come emerge dal simposio di Platone. L’autore e interprete dello spettacolo attinge anche ad altre fonti della classicità, soprattutto dalle Metamorfosi di Ovidio. Il racconto è godibilissimo: Continelli è un fine interprete del teatro di narrazione e da un certo punto di vista il suo spettacolo è quasi un manuale del teatro di narrazione o almeno lo è stato per noi che ne siamo abbastanza digiuni. Perfetti i tempi teatrali, la resa delle svolte narrative, la capacità di raccontare interpretando e di interpretare raccontando. Il teatro di narrazione è arte difficile (anche se per noi non sempre condivisibile, in quanto preferiamo la più ovvia immedesimazione…), in cui, come si è poi espresso Danilo De Summa organizzatore della rassegna, bisogna essere padroni assoluti della materia, perfetti e fini conoscitori di ciò che si racconta, riuscendo a interessare senza usare il “pathos” dell’interpretazione e dell’immedesimazione tradizionali. Grande dunque la capacità di nascondere – per così dire – l’immedesimazione stessa dentro alla narrazione, avendo chiari obiettivi, finalità, effetti che si vogliono ottenere. In questo Continelli è stato davvero bravissimo, partito un po’ in sordina è diventato completamente padrone del gioco totalmente trasfigurandosi.

Resta forse solo un po’ di perplessità sulla direzione che lo spettacolo ha assunto, il senso, cioè, complessivo dell’operazione, a parte quello di narrare una problematica sempre attuale, quale quella dell’amore (e non è poco, ovvio). Non che necessariamente debba esserci un senso finale, ma resta, alla fine della performance, la sensazione di aver assistito a qualcosa di bello ma che non problematizzi davvero nulla (sempre che credere che il teatro debba causare problemi piuttosto che risolvere sia la stella polare in materia…). Prevale una sorta di atteggiamento didattico un po’ fine a se stesso. Ma forse è proprio l’obiettivo dell’autore. Non a caso, lo spettacolo fa parte di una serie di interventi sul e dal mito, dedicati anche al vino, all’ecologia etc., che Continelli porta in giro al di fuori degli spazi teatrali e adatti ad un pubblico non prettamente teatrale. Per quanto attiene allo spettacolo, l’autore, ripercorrendo le varie voci del Simposio platonico, sottolinea soprattutto l’idea dell’amore come tentativo di sopperire ad una mancanza; amore anche come passione distruttiva (Narciso); amore come androginìa, come ricerca cioè della parte mancante, ma anche come creatività: sapientemente sparsi – ma non sguaiati riferimenti all’attualità, soprattutto relativi all’amore contro natura: di contro natura c’è solo la violenza e la tracotanza. Così come la narrazione del mito di Europa non può non farci pensare alle nostre origini africane e orientali. E infatti l’autore le sottolinea.

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Doveroso a questo punto accennare alla rassegna di cui lo spettacolo è parte. Otraet DENTRO LA SCATOLA è stata curata da Danilo De Summa con sensibilità rara di questi tempi. Non si tratta infatti di una rassegna “giusto per valorizzare lo spazio etc… mettendo insieme chi ci sta”: fin dai titoli e dalle sinossi si comprende che il fil rouge che lega i vari spettacoli sia soprattutto l’idea di PASSIONE, così importante per le nostre vite che spesso però ha anche risvolti malsani. Troviamo infatti:… ma forse è meglio rinviare alla pagina fb de Lo Zibaldone (dove ci sono anche video degli spettacoli ed altre amenità) e alla bella locandina. La rassegna ha poi trovato la sede ideale a Lo Zibaldone New Art Bar giovane locale bolognese, giovane anche nella conduzione di Giovanni Longo barman e di Carmen Leonardi organizzatrice, fotografa, attrice. L’idea è ottima, tra l’altro lo Zibaldone leopardiano si contraddistingue appunto per essere opera dalle mille sfaccettature, senza dimenticare che Leopardi ha soggiornato a lungo a Bologna (per il freddo dormiva nel materasso! Cit.). In particolare, la rassegna si tiene in uno spazio del locale con cinque file di sedie, da cui il nome di Teatro delle Cinque File. De Summa ha trovato in Carmen e Giovanni due ottimi complici per cercare di proporre una rassegna di qualità, come “ai vecchi tempi” in cui l’attore sia rispettato per il lavoro che fa.

Danilo De Summa è un attore storico del teatro bolognese oltre che essere attore cinematografico (tra i suoi film, Le rose del deserto di Monicelli…) e ne abbiamo approfittato per porgli alcune domande ovviamente sulla rassegna e anche in generale, indovinate un po’? Ma sì sul teatro off bolognese, il nostro pallino, la nostra fissa, in particolare: come mai non sembra esserci una florida scena off teatrale bolognese? La risposta di Danilo è stata abbastanza originale: a suo avviso la mancanza di una scena off bolognese non è dovuta (solo) a problemi strutturali, istituzionali, etc., ma all’inflazione del mestiere di attore: tutti fanno l’attore oggi. In fondo non è ipotesi del tutto peregrina, forse più che mancanza di fondi oggi il teatro (sia off sia mainstream) manca di pubblico. Comunque complimenti ad una iniziativa che nasce dall’amore sincero per la cultura e per il teatro.

Prossimo appuntamento il 20 dicembre con L’Ottava notte di e con Danilo De Summa tratto da Poe: più passione di così si muore…

Ambivio Turpione

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