Loro sono mie e io sono M, la visione di Alessandra Vagnoli sull’uomo narcisista

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Il suo personaggio è sinceramente un autentico mascalzone, autoritario, narcisista

Scritto da Alessandra Vagnoli, diretto da Angelita Puliafito e andato in scena al Teatro Ivelise, “Loro sono mie e io sono M”. Lo spettacolo vede in scena la stessa autrice, in un monologo dove interpreta un uomo, classico, narcisista che non riesce a stare lontano dalle donne che ama. Le ama tutte, o meglio, ama quelle che frequenta, ma a modo suo. Perché è lui che resta sempre al centro della propria attenzione e chiede alle donne che lo accompagnano nella propria vita, di fare altrettanto.

In scena, infatti, è lui che si racconta, che narra del suo comportamento, dei suoi desideri, della propria vita legata alle donne che ama, esprime le sue esigenze in modo diretto, con estrema soddisfazione. Ne esce la figura di un uomo concentrato su se stesso, senza alcuna attenzione per gli altri, insomma, analizzato bene, è un vero e proprio uomo di merda.

Alessandra Vagnoli è un’attrice e, in questo caso anche una scrittrice, molto attenta, alla ricerca di un’interpretazione sempre più autentica. Il suo personaggio è sinceramente un autentico mascalzone, autoritario, narcisista, potremmo continuare a elencare aspetti negativi della sua vita, ma, proprio nel narrare la sua vita, ci si accorge che lui lo è anche grazie all’atteggiamento delle donne che lo circondano, che lo amano e che per lui, farebbero o, più precisamente, fanno quello che lui vuole.

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La sua è una critica verso l’uomo, ma al tempo stesso anche verso la donna che non osa, che accetta tutto solo per amore o per quello che lei crede sia amore.

Il suo è lo sguardo attento di una donna sulla vita di un uomo che si ripercuote sulla vita delle donne. Una specie di “cerchio della vita”, come ciò che accade in una relazione, perché le scelte di uno dei due si ripercuotono sull’altro, come conseguenza di emozioni. Stiamo bene se ci sentiamo amati, se sentiamo che l’altro lo è di noi, siamo in tensione quando l’altro ci offre insicurezze, momenti di inaccettabile inferiorità emotiva, non solo fisica. Ma si perde il concetto di condivisione quando l’uno prevarica l’altra, e chi fa spesso la scelta di prevaricare è l’uomo.

Gli abiti indossati dalla Vagnoli sono ampi, nonostante siano un completo da uomo elegante. Il suo corpo gioca all’interno di camicia, pantaloni e giacca, che non rendono il momento ironico, ma ne sottolineano la decisa interpretazione di uomo senza vincoli, a proprio agio nel vivere liberamente ciò che sente lontano da quelle costrizioni che, invece, sente la donna. Ma è anche un uomo che non ama essere fuori posto e non vuole sembrarlo.

Bella e intensa la sua interpretazione in un ambiente arredato con particolari semplici, dove uno specchio, sempre più simile a quello dell’anima, e una sedia, al centro della scena, ne sono gli elementi fondamentali.

Un’unica pecca, però, dobbiamo sottolineare alla protagonista di questo monologo Alessandra Vignoli, quella di essere troppo femminile per questo ruolo. A lei si chiede un atteggiamento più duro, diretto, un viso più “cattivo”, che, nel suo sguardo quasi angelico, non lo si nota a fondo. Per il resto una prova interessante e bella.

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