L’incontro tra Calvino e Buzzati

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Dal 29 al 31 Maggio è in scena al Teatro Palladium di Roma lo spettacolo che vede l’incontro tra due grandi scrittori del 900: Calvino e Buzzati. Progetto di Lorenzo Loris, nello spettacolo i due attori Paolo Bessegato e Pietro Bontempo si dividono la scena in vari monologhi, dove il secondo compare solo come figura sul palcoscenico; l’unico dialogo che avviene tra le due figure è in una sola scena, singola e separata, dove un Calvino alla macchina da scrivere manda una lettera a Buzzati chiedendo di scrivere un articolo per presentare la raccolta di storie di fantascienza del 900 americano e inglese; sullo stesso palco, ma di spalle a Calvino, Buzzati, sempre alla macchina da scrivere, risponde che, pur non essendo un critico letterario, farà un’eccezione per i racconti di fantascienza.

I vari monologhi eseguiti dai due attori parlano di storie umane, personali, in alcuni casi raccontano vite intere, di altri solo momenti evocativi, malinconici o romantici, che si sviluppano senza un tempo, in alcuni casi senza uno spazio se non quello della scenografia, in una sorta di tempo surreale, una nota fantastica che caratterizza la produzione di Calvino quanto quella di Buzzati nella quale si snoda tutto lo spettacolo.

Quattro pezzi dunque, due scelti dai racconti di Calvino e due da quelli di Buzzati: filo conduttore l’amore, profondo, sognato, destinato ad essere infinito e senza tempo se solo la persona amata ricambiasse il sentimento, come nel caso della prima messa in scena calviniana “La distanza della luna”, o se quella che si è sposata come compagna di una vita, fosse veramente l’amante dall’animo nobile, l’amante appassionata e devota da ‘scrivere’ una storia d’amore che resterà nella storia dell’universo come esempio, come nel secondo racconto del suddetto autore “La memoria del mondo”. In risposta all’uomo di Calvino protagonista ne “La distanza della Luna” preso dall’amore per una donna che ama un terzo, l’ultimo spettacolo “Inviti superflui” di Buzzati: qui il protagonista sogna ancora un amore, ancora meno fisico di quello calviniano, fatto di anime che si parlano con la stessa silenziosa lingua, ma questo uomo non ha il dubbio di quello calviniano, e ai suoi sogni e desideri risponde con certezza: lei, la sua donna amata, non è come lui, con lei non avrà questo dialogo intimo ed unico, ma nonostante questo la vorrebbe lì accanto, anche se lei lontana lo ha già dimenticato.

Prima di questo spettacolo di chiusura infine “La ragazza che precipita” di Buzzati, ci parla di una donna non presa dell’amore ma costretta nel suo mondo di profonde fragilità, la descrizione surreale di un universo femminile che gli uomini degli altri pezzi non conoscono e forse non considerano.

Immaginifici e proiettati in una sorta di surrealtà, questi quattro pezzi parlano di sentimenti umani che ci appartengono, una piccola frustrazione senza tempo che ricorda quella di un sogno bizzarro, un suono di zanzare ci sveglia e usciamo dalla sala con un sorriso, abbiamo visto i nostri sentimenti librarsi in fantasie e atmosfere diverse e tornare, come asserisce lo stesso Loris, arricchiti di nuove prospettive.

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