L’attesa della felicità

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Il monologo, si sa, è uno spettacolo che, se non recitato bene, se non interessante, è difficile da seguire e da gestire. Ebbene, ciò che accade ne “L’Attesa“, scritto e diretto da Giancarlo Cittadini e interpretato da Elisa Josefina Fattori, in scena fino al 5 giugno al Teatro Elettra, è qualcosa di molto interessante, partendo dal testo, bello, incisivo e coinvolgente.

La protagonista, Sole Terragni, fashion blogger, aspetta, nel suo ufficio la telefonata del suo amante, sposato, ma che deve poter disimpegnarsi per passare del tempo con lei. Mentre la giovane donna aspetta di sentire l’uomo che ama, si aprono per lei momenti di riflessione e di dialogo che coinvolgono anche immagini presenti sulla scena, Bubu un dinosauro, la parte più negativa e quella di Audrey Hepburn, che rappresenta la femminilità più positiva. Nei suoi dialoghi gli argomenti spaziano alla ricerca di una persona, che si rivela essere se stessa. Un intrinseco momento di introspettiva, che aiuta la protagonista nella scoperta delle sue esigenze e necessità di vita. L’attesa dell’amante si traduce nell’attesa di un essere alla ricerca della felicità, che avviene all’interno del proprio essere o, secondo ciò che lei spera, con l’aiuto di persone.

Foto ufficiale - Elisa Josefina Fattori
Foto ufficiale – Elisa Josefina Fattori

Ed è la protagonista che parla con se stessa e al tempo stesso fa parlare i suoi “compagni” di scena, cui da voce. A spezzare i vari argomenti affrontati, a dare spazio al cambiamento, è l’incipit “mia cara Sole“, l’inizio di una missiva giunta per e-mail, rifacendosi, in questo caso, alle sue donazioni alle associazioni, che servono a placare il proprio animo.

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Sul palco l’attrice si muove con decisione, senza cadere mai nella monotonia e accendendo l’attenzione sullo spettacolo. Non annoia, anzi coinvolge e mostra le buone doti di artista. La Fattori, affascina e grazie a lei, si sente il coinvolgimento della stessa, mentre traspaiono emozioni forti che coinvolgono l’intero pubblico.  Il tutto sorretto da un testo, che torniamo a ripete, essere davvero incisivo. L’unica nota apparsa un po’ particolare è, ad un tratto dello spettacolo, la decisione di far intervenire la voce registrata, che stacca un po’ dal processo seguito durante tutto lo spettacolo.

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