“La febbre del sabato sera” contagia Roma

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Sbarca al Teatro Olimpico di Roma il musical “La Febbre del sabato sera Saturday night fever” che sarà in scena fino al 19 febbraio. Lo spettacolo  è portato in scena dal Teatro Nuovo di Milano. A 40 anni dall’uscita di una delle pellicole più famose del cinema americano che ha visto l’ascesa di John Travolta come attore e ballerino, Claudio Insegno regala al pubblico italiano la messa in scena del musical che riprende la storia del film, Adattamento al teatro di Robert Stigwook in collaborazione con Bill Oaks e di Sean Cercone & David Abbinanti per il Nord America con le canzoni dei The Bee Gees e non solo.

Lo spettacolo fa rivivere le serate degli anni settanta dove i giovani americani si divertivano a ballare nelle discoteche al ritmo della dance-music tra i brani in voga come: Stayin’ Alive, How Deep Is Your Love, Night Fever, You Should Be Dancing e tante altre come Symphonie No 5, More than a woman e Disco Inferno che hanno animato e ancora animano le serate danzanti.

Musica, paillettes luci sfavillanti, balli scatenati, gare e spensieratezza che ci raccontano un vissuto basato sulla vita newyorkese e l’amore per la musica. Un tuffo negli anni e negli umori del passato, non così tanto diverso da quello odierno.

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Nella parte di Tony Manero, Giuseppe Verzicco il quale è stato scelto da una commissione internazionale composta dai produttori americani e il team creativo italiano. Verzicco ha una voce potente, decisa, che ben si affianca al personaggio di Manero e lo trasporta sulla scena teatrale in modo convincente: bravissimo nella sua interpretazione e confermiamo, se ce ne fosse bisogno, anche i complimenti per la sua voce.

Lo spettacolo integro alla versione americana, si basa sulla potente vocalità degli interpreti che dedicano tanto del loro tempo alla musica e alle canzoni in originale, le stesse che ne dimostrano la professionalità e le capacità timbriche dei protagonisti. Infatti un plauso va fatto proprio alla scelta delle voci maschili e femminili per le interpretazioni dei personaggi, che incantano e fanno sognare.

Una voce particolare, forte, decisa, intensa, con un timbro personale è quella di Giovanna D’Angi, che fa della discoteca il suo regno e lo domina con la voce. Bravissima e apprezzatissima, a cui vanno i complimenti più sinceri!

Le voci degli altri interpreti non sono da meno. Toccante il pezzo di Giada D’Auria (Annette), nella sua disperata sconfitta. Intensa anche la voce di Anna Foria (Stephanie) che vede nella danza e nel suo rapporto con Tony un modo per essere all’altezza della musica. Insomma, le voci sono da “urlo” potenti, bellisisme!

Le scene della discoteca sono un tripudio di luci, abiti, danza che ci fanno godere con particolare trasporto quei sabato sera in musica. Un plauso al corpo di ballo, e sarebbe un peccato non citarne i protagonisti che sono: Fabio Gentile, Ilaria Leone, Camilla Lucchini, Carolina Mollo, Jessica Falceri, Marco Ventrella, Eneris Veidia, Janer Veranes. Con loro la musica prende forma attraverso il corpo.

Tra le interpretazioni più riuscite, con un particolare senso dell’umorismo e divertimento, quella dei genitori di Tony Manero: Flo e Frank, interpretati da Alessandra Sarno e Gaetano Ingala che fanno divertire il pubblico in modo spontaneo, meritandosi gli applausi.

A questa vanno segnalati le scenografie che scorrono alle spalle dei protagonisti attraverso i video di Francesca Del Cupolo ed Erika Dolci che ci trasportano all’interno di New York, facendocene attraversare strade e facendoci visitare i locali.

Uno spettacolo bellissimo, a cui possiamo appuntare solo delle piccole cose, che andrebbero riviste dall’originale. C’è una scena in cui si evidenzia il sessismo degli anni settanta, che, rappresentata ai giorni nostri, con le varie interpretazioni, ammutolisce la sala, soprattutto dopo le continue rivendicazioni da parte non solo delle donne, ma anche dal mondo artistico. Gli autori americani dovrebbero far tesoro anche di questo!

Altra piccola ripresa, è sempre rivolta al testo, dove, durante lo spettacolo, ci si aspetterebbe maggior vita all’interno della discoteca. Insomma, ci saremmo divertiti ancor di più cantando e ballando altre musiche di quegli anni, facendoci trasportare nel mitico Odyssey 2001. Ebbene si, perché in fondo, noi non ci accontentiamo mai del tempo che passiamo a divertirci!

Nel complesso il musical è bellissimo, coinvolgente, ma soprattutto capace di trasportarti in un altro mondo, in un altro tempo, sostenendo la lunga rappresentazione che non ci stanca, anzi, ci rianima così tanto che, alla fine, non vorremmo andar via dalla sala, restando a ballare, cantare ancora e ancora.

Il consiglio è di non lasciarselo sfuggire perché sarebbe proprio un peccato!

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