La canzone di Marinella di Fabrizio De André

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Immagine da web

Ci sono poi quelle canzoni che restano nella mente e che ci fanno approdare alla vita sociale, a quella vita che ti porta alla visione di un mondo che era e resta, per nostra sfortuna, ancora così. Una di queste è “La canzone di Marinella”. La dolce melodia della canzone, scritta da Fabrizio De André, si sposa, completandosi, con le parole dolci del testo, dove, un fatto tragico, come la morte di una ragazza, vengono raffigurate con immagini quasi romantiche, di una vita che non è stata vissuta in quel senso. Le figure allegoriche la rendono una canzone – poesia, che canta d’amore e di morte.

Premettendo che De André non è mai stato uno dei miei cantautori preferiti in giovane età, preferendo qualcosa di meno impegnativo, devo ammettere che questa canzone, insieme ad altre, con il passare del tempo, mi è entrata nella mente e non è riuscita a uscirne.

Fu scritta nel 1962, come dicevamo, da Fabrizio De André con l’arrangiamento di Gian Piero Reverberi e pubblicata per la prima volta sul singolo “Valzer per un amore/La canzone di Marinella” nel 1964.

Attraverso le varie interviste, rilasciate dallo stesso De André, si scopre che ad ispirare la canzone, fu un fatto di cronaca letto su un quotidiano locale, che raccontava della morte di una giovane prostituta, ritrovata lungo il fiume crivellata di colpi. Un delitto  che aveva colpito così tanto il cantautore, in giovane età, da volerne esprimere il rammarico, regalandole una vita diversa e una morte più dolce.

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Questo atteggiamento, di voler dedicare a chi è meno fortunato o è stato meno fortunato di tanti altri, una canzone, provando ad addolcirne la vita, è sicuramente un’arma a doppio taglio. Da una parte sembra voler nascondere la cruda verità, lasciando dietro una porta chiusa, la tragedia di una vita sfruttata e dall’altra, si cerca di donarle, ma da morta, una vita che non le hanno permesso di vivere a causa dell’indifferenza di chi avrebbe potuto aiutarla, sostenerla, difenderla.

La canzone, diversa dal genere di musica che amava scrivere De André, s’impose all’attenzione del grande pubblico nel 1967, quando a cantarla fu Mina, la quale, nel corso della sua carriera, ne canterà più versioni. Non sarà l’unica a volerla cantare o inserirla nei propri album, Morandi, Ghezzi, Zero, Ranieri, Nannini, e lo stesso figlio di De André, Cristiano, insieme ad altri, faranno altrettanto, regalando prestigio a questo brano.

Colpito dalla storia raccontata da De André, lo psicologo Roberto Argenta, ha pubblicato un libro “Storia di Marinella …quella vera” nel quale racconta, attraverso un’attenta ricerca, quella che dovrebbe essere stata la vera vita di Marinella, rifacendosi ad una notizia di cronaca apparsa sulla Gazzetta del Popolo del 29 gennaio 1953. Qui viene riportata la tragica morte di una ragazza, Maria Boccuzzi che fu uccisa e gettata nel fiume Olona.

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