Intervista al soprano Chiara Taigi

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La soprano Chiara Taigi, ritornata dal suo viaggio in Argentina, dove ha riscosso un grande successo con la sua interpretazione al Teatro Colòn di Buenos Aires di Lady Macbeth nell’opera Macbeth, ha risposto ad alcune domande, parlandoci del suo lavoro e della sua carriera, che quest’anno festeggia i 25 anni. L’artista che ha un temperamento ipercritico, ha saputo racchiudere in sé tecnica, tenacia ed equilibrio, che le hanno permesso di calcare le scene dei più grandi teatri del mondo e lavorare accanto ad artisti dalle doti straordinarie come le sue.

Lei è di ritorno da un viaggio ricco di successi in Argentina, cosa ha riportato con sé?

L’Umanità della gente semplice e la magia che Papa Francesco infonde proprio perché è un italiano che arriva da lì.

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Il lungo e faticoso cammino nel mondo della “musica lirica”, una “musica” di nicchia, adesso che festeggia 25 anni di carriera, è momento anche di riflessioni: cosa le ha regalato la sua musica e cosa invece le ha negato?

Mi ha regalato il calore del pubblico e i più bei palcoscenici del mondo. Su tutti: Teatro Colòn di Buenos Aires e Semper Oper Dresda. Mi ha negato una famiglia, affetti importanti come dei bimbi.  La musica vuole tutto.

Ascoltando le sue interviste, le sue performance, traspare un animo sensibile, accorto e disponibile, direi angelico, come si è trovata lei nel mondo dello spettacolo che invece, è così competitivo ed egocentrico?

Ho cercato di rimanere una bimba, a volte capricciosa e viziata, ma senza dubbio uno spirito bambino.

La vita le ha regalato una voce stupenda che, con studio e impegno, lei ha saputo migliorare, rendendola famosa e apprezzata in tutto il mondo, come ha vissuto negli anni questo dono?

Come la parabola dei talenti. Per chi non la conoscesse, il talento che l’universo o Dio, chiamatelo come credete, ha donato va molto allenato, meritato, lavorato. Occorrono grandi sacrifici. 

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Cosa consiglierebbe alle nuove generazioni, ai giovani, che si affacciano al mondo del canto, dello spettacolo, che spesso vengono appannati dal facile successo?

Coltivare una profonda centratura del proprio sé. Di non credere a chi si fa chiamare con titoli e, poi, non ci è d’esempio. Forti tutti ed occhi aperti. 

Domenica 30 ottobre è stata ospite del programma televisivo Domenica In di Rai1, condotto da Pippo Baudo, in compagnia del tenore Fabio Armiliato per ricordare la soprano Daniela Dessì, recentemente scomparsa, può lasciarci un ricordo della sua amica e collega?

La Sua scomparsa ha determinato delle mie scelte importanti. Io vorrei poterle dire: grazie e scusa. Un “grazie” per tutte le meravigliose donne, Pucciniane e non, interpretate da lei. E “scusa” per non averle mai reso omaggio nella vita come sto facendo ora anche nel silenzio delle mie preghiere. 

È tornata in Italia dopo il grande successo internazionale, tra cui il Macbeth. Quali sono i suoi progetti futuri per la sua carriera?

Vorrei debuttare con opere nuove e riprendere la Francesca da Rimini di Zandonai, una partitura difficile sia musicalmente che vocalmente. E poi, continuerò lo studio di Direzione d’Orchestra. 

E i progetti personali?

Non li voglio svelare … Sicuramente, essere sempre attenta allo studio di crescita personale, con l’assunto di poter essere d’esempio per le giovani leve della musica che dovranno incontrare una persona preparata che non mugugna, ma che doni speranza. 

 

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