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Integrazione e cimitero

In Riflettendo su ...
Immagine da web

Alla notizia dell’istituzione del cimitero musulmano accanto a quello cittadino, giunta da Eboli provincia di Salerno, esaltata come forma di integrazione, mi chiedo se davvero abbiamo compreso il termine della parola integrazione e se la nostra mente sia davvero formata per comprenderne la funzione.

Integrazione significa che le persone di ogni genere, di ogni credo, di ogni pensiero politico, vengono trattati allo stesso modo, possono accedere agli stessi servizi, ricevono lo stesso rispetto, perché, alla fine, siamo tutti persone, siamo tutti umani. Quello che si sta perdendo è proprio la visione dell’umanità dell’uomo.

Per me il gesto dei diversi cimiteri, invece, è ancora un segno di razzismo, integrato nel pensiero umano ed esposto in modo errato. Se ci fosse davvero integrazione, da parte di tutti, dove il rispetto ne è il primo segno, non ci sarebbe bisogno di avere cimiteri separati. Non serve il cimitero dei cristiani, quello degli islamici, quello degli ebrei, quello degli atei, ma un unico posto dove, alla fine della nostra vita, siamo tutti riuniti insieme.

La divisione dei luoghi dei morti è solo il prolungamento della nostra mentalità, dove, con molto serenità, portiamo avanti il concetto del ghetto. Anche da morti, ognuno di noi, viene rinchiuso in un luogo diverso, lontano da chi ha credi e idee diverse da noi, mentre, come recitava uno dei grandi del Novecento, da morto puoi essere ricco o povero, bianco o nero, e in questo caso cristiano, islamico o ebreo, ma sei sempre un uomo fatto di carne ed ossa e il tuo corpo avrà lo stesso processo di decomposizione che hanno tutti. Quindi perché continuare a fare differenze?

Se essere integrati significa essere trattati diversamente, allora mi chiedo cosa sia davvero l’integrazione.

La vera integrazione è quella unitaria, non una divisione continua. E’ accettarsi nelle differenze, comprenderle, non limitarle o restringerle in un posto dove possano essere libere di essere espresse. Saremo davvero integrati quando la nostra mente avrà abbattuto il razzismo nelle piccole cose, perché è da queste che si vedono i cambiamenti. Non vendete le differenze come integrazione, ma proviamo a sentirci tutti più uniti, più umani, più integrati.  

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