Il nostro punto di vista su “Il mistero della camera gialla”

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Nella location dello Spazio 18B di Roma, piccolo teatro della Garbatella è andato in scena e lo sarà fino al 30 dicembre, Il mistero della camera gialla, liberamente tratto dall’omonimo libro poliziesco, del 1907 di Gaston Leroux. Per la regia di Jacopo Bezzi.

La scena si presenta subito allo spettatore: una stanza, un letto, un comodino, una lampada rovesciata, una porta, delle impronte di scarpe sul pavimento e un impronta quadrata, come di una scatola, un pacco vicino al letto. Si continua con una scrivania, l’impronta di una mano insanguinata, alambicchi, libri. Poco più indietro, si indovina un piccolo atrio, con una radio e una finestra. Qui sono d’uopo i complimenti allo scenografo per la sistemazione dell’intera scena.

Lo spazio è veramente poco, eppure è riuscito a dare l’idea perfetta della camera gialla, cioè di una camera di castello, dove si sviluppa tutto lo spettacolo. A lui vanno i più sentiti complimenti, unitamente a quelli per i tecnici del suoni e delle luci.

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Perfette le voci fuori campo, i rumori della pioggia, gli scricchiolii, le urla, aiutati anche dai cambiamenti di luce e dagli occhi di bue che sottolineano un momento particolare o un oggetto che in quel momento è interessante per la scena. 

I primi ad entrare in scena sono l’ispettore Frederic Larsan, interpretato dal bravo Massimo Roberto Beato, accompagnato dalla governante, interpretata da Melania Fiore, brava, ma forse un po’ troppo impostata nel suo ruolo di governante severa e forse colpevole. E qui ci viene descritto il quasi delitto. La figlia del famoso professor Stangerson, Matilde, è stata aggredita nella sua stanza, da una persona misteriosa. La governante e il professore hanno udito degli spari e delle urla. Accorsi,dopo aver rotto la porta, trovano la giovane riversa sul pavimento con dei segni alla gola e un buco alla tempia, dal quale fuoriesce del sangue. Nella stanza nessuno, ma la stessa era chiusa da dentro e aveva un’unica finestra con le grate, anch’esse chiuse dall’interno.

La ragazza si riprende, ma il mistero rimane. Come può qualcuno essere entrato ed uscito da una stanza chiusa dall’interno, senza essere visto? Sarà forse qualcosa di sovraumano? C’è una leggenda al castello, parla del diavolo, della Bestia di Dio. Oppure le ricerche del padre di Matilde sulla smaterializzazione della materia hanno a che fare con questo quasi delitto? Ad aiutare e contrastare l’ispettore, arrivava un giovane cronista, Joseph Roulettabille, che non vede l’ora di poter scrivere un articolo esplosivo che gli faccia far carriera, ma anche deciso a cercare la verità. Pavel Zelinskiy.

Devo dire che l’attore che interpreta il cronista mi è piaciuto moltissimo: ha una recitazione molto fluida e ha dato al suo personaggio l’impronta tipica del reporter degli anni ’30, giovane, alla ricerca dello scoop, con la voglia di raccontare la verità. Bravo, calato nel personaggio e con una recitazione vera, senza impostazioni e costrizioni.

Il cronista e l’ispettore lavorano entrambi sul caso, pur non piacendosi molto e seguendo piste diverse. Il commissario solo indizi, il cronista oltre a quelli, cerca anche il movente, il perché, cosa ha animato l’aggressore. Ultima ad entrare in scena è Matilde, colei che è stata aggredita. Eterea, confusa e impaurita dall’aggressione, che racconta la sua versione. Versione che ha delle lacune, delle dimenticanze.

Sofia Chiappini è l’attrice che l’interpreta: brava, nel dare al suo personaggio l’idea di donna debole, fragile, che però nasconde qualcosa.

Lo spettacolo prosegue, incuriosendo lo spettatore con indizi, veri, effettivi ed altri basati su racconti, che portano a sospettare di tutti i personaggi, ma anche di qualcosa di soprannaturale. Il commissario e il cronista “lottano” tra di loro per dimostrare chi è più bravo, usando logica e istinto. Fino alla soluzione dell’enigma, assolutamente non scontato. Alla luce della soluzione, forse alcune sequenze della rappresentazione non appaiono molto logiche, ma questo non toglie nulla ad uno spettacolo che rimane originale e simpatico.

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