Il miracolo di Marcellino, il musical sulla malinconica storia del bambino spagnolo

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Una storia malinconica spagnola tramandata oralmente che nel 1955 diviene film con il titolo “Marcellino pane e vino” interpretato dal piccolo (seienne) Pablito Calvo, che ha incantato tutti, per poi essere reinterpretato nel 1991 in Italia, diventando, successivamente, un’anime dal titolo “Marcellino” di 26 episodi, fino ad arrivare al musical “Il miracolo di Marcellino” andato in scena al Nuovo Teatro San Paolo di Roma, con musiche di Mons. Marco Frisina, testi di Paolo Galli, regia associata di Riccardo Trucchi e Antonio Melissa, con la supervisione artistica del M° Gino Landi, la voce di Gesù di Gio’ di Tonno, in scena Giosuè Karol Vagnoli/Giorgio Marchegiani, Roberto Lovera, Myriam Somma, Giovanni De Filippi, Francesco Polizzi, Arsenio Spinillo, Andrea Lami, Emanuele Revalente, Simone Manzotti, Veronica Di Giacobbe.

La storia raccontata è quella di Marcellino, un bambino povero, la cui mamma muore di stenti, non prima di averlo lasciato sulla porta di un convento di frati. Il piccolo, al quale non si riesce a trovare una casa accogliente, viene accudito e cresciuto nel povero convento di frati, che cercano, in ogni modo, di farlo sentire protetto, accolto e soprattutto amato. Questa, infatti, è una storia d’amore, l’amore di una madre che deve lasciare il proprio bambino, l’amore di chi lo accoglie, l’amore di un bambino per la madre e per chi gli sta attorno, un amore, quello finale, che difficilmente riusciamo a comprendere.

Il piccolo Marcellino cresce, ma è un bambino vivace, a cui piace la vita all’aria aperta, ma anche fare scherzi e marachelle, come quella che lo porta a distruggere la fiera di paese. Il suo desiderio più grande, però, è conoscere sua madre e i frati cercano di compensare questa mancanza. Marcellino ha un “amico speciale”, Manuel, che lo segue sempre. È lui che un giorno lo porta nella soffitta dove c’è un grande crocifisso con il quale il bambino comincia lunghe conversazioni e che miracolosamente gli risponde.

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Il musical ha un avvio un po’ forviante e sicuramente sottotono, riscontrato nel primo brano che apre l’intero spettacolo, ma che non riesce ad entusiasmare, per crescere, notevolmente durante il proseguo della storia. Le musiche, come commentato già nella Divina Commedia (spettacolo che ha lo stesso autore per le musiche), sono solenni, come lo è lo stile dell’autore, Mons. Marco Frisina a cui si addice stile e personalità. Molto meno interessanti sono le coreografie messe in scena, delle quali salviamo solo l’ultima.

Sulla scena gli attori sono bravi, attenti. Tra questi spicca Myriam Somma, per presenza scenica, voce, a dir poco entusiasmante, pathos. I momenti più entusiastici del musical arrivano nelle scene in cui lei è costretta ad abbandonare il figlio o quando, insieme al piccolo Marcellino, lo culla amorevolmente, per emozionare quando i due si ritrovano.

Tra i frati si ammira la voce di Giovanni De Filippi, di cui si nota la presenza scenica, la voce. Per quest’ultima è potente anche quella di Roberto Lovera, interprete del sindaco della cittadina. Bravi anche gli altri fraticelli.

Le scene più divertenti sono quelle che vedono il piccolo protagonista rincorrere e farsi rincorrere dai frati, o quando lo sgridano per ciò che ha combinato. I frati sono anche bravi e divertenti durante la scena della scelta del nome. Anche la balia, Veronica Di Giacobbe, l’unica donna che ha una parvenza di “mamma” per il piccolo protagonista, è davvero brava non solo nell’interpretazione, ma anche nell’esprimere emozioni. Presenza scenica anche per il piccolo Giorgio Marchegiani, un po’ meno sulla voce. 

Un plauso alla scenografia, pratica e diretta, con accessori sempre pronti a mutarsi all’occorrenza, ma anche con la presentazione di scene ricche di particolari, come quella della fiera, davvero molto apprezzata. Una nota negativa, nella scenografia, e qui, lo ammetto, molto dolente, è il crocifisso, del quale si potrebbero fare moltissime versioni migliori!

Per il resto la storia è già nota e si conosce ogni parola, basta pensare al film in bianco e nero, ricordi di fanciullezza di ciascuno di noi, nel quale veniva narrato questo struggente racconto.

Il miracolo di Marcellino è un racconto che sicuramente viene vissuto con molta più intensità da chi conosce la storia, non sempre divertente, anzi, molto commovente e quindi, per precauzione, portatevi una scorta di fazzoletti, la vostra sensibilità ve ne sarà grata.

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