I muri dell'”umana Europa”

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Nel XXI secolo si continuano a innalzare muri sociali, umani, utilizzando il filo spinato. Non è l’America, non è il Medio oriente, non siamo in Libano o Israele, non la Russia di anni fa, ma nella civilissima Europa, la culla della civiltà. L’Ungheria ha deciso di non fermare il suo progetto di costruzione di un muro per impedire l’ingresso dei migranti nel paese.

Nella serata di lunedì 6 luglio, il Parlamento ungherese, con procedura accelerata, ha approvato la costruzione di un muro su confine con la Serbia, fatto di filo spinato. Non solo, ma ha anche approvato una modifica alla legge che limita l’immigrazione. Secondo quando modificato, le autorità potranno cancellare le richieste d’asilo, se i richiedenti lasceranno la residenza designata in Ungheria per più di 48 ore senza autorizzazione.

Le nuove regole, approvate con la maggioranza dei voti governativi e gli estremisti nazionalisti di Jobbik, sono state duramente criticate dall’agenzia Onu per i rifugiati.

L’Ungheria si è difesa dicendo che le modifiche e il muro sono state approvate a causa del numero record di rifugiati che nell’anno corrente hanno raggiunto circa 67 mila unità.

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Una difesa che sembra far acqua da tutte le parti. Ciò che colpisce è la chiusura mentale delle direttive umane, la chiusura e negazioni di trattati, di dichiarazioni che questi paesi hanno reso propri per poter entrare in quella che è l‘Unione Europea.

L’immigrazione da paesi in guerra, in lotta contro le ideologie, impregnati di povertà e morte, allontanano il senso umano della persona. È semplice e facile apporre una firma su un pezzo di carta all’interno del quale sono scritte bellissime parole e propositi altamente illustri. Un’altra, è, invece, rimboccarsi le maniche e affrontare le emergenze, le richieste reali di aiuto e sostegno, l’essere umani e dimostrarlo a chi, comunque, viene sempre considerato “diverso“.

L’Ungheria non è la sola nazione europea che sbatte la porta in faccia alle richieste di aiuto umanitario che provengono dal Mediterraneo, ma è una delle tante, che si sono schierate contro l’accoglienza: Francia, Inghilterra, Spagna, sono solo alcune di quelle che hanno firmato trattati su aiuti umanitari e che adesso lasciano il tempo che trovano. E se non fosse per l’aspetto umanitario, dovrebbe bastare la consapevolezza delle cattive azioni che questi paesi, tutti, hanno rivolto contro le nazioni da cui questi immigrati provengono.

Non bisogna tornare in dietro verso il periodo coloniale, ma basta fare un salto nel passato recente, giusto qualche anno fa, quando la Francia ha coinvolto tutta l’Europa a schierarsi contro Gheddafi, o contro Assad, o tornare in zone in cui i militari e le economie occidentali hanno devastato umanamente ed economicamente quelle stesse nazioni, adesso luogo di guerre fratricide.

Una responsabilità, se non politica, almeno umanitaria, dovrebbero prendersela tutti, perchè non basta versare una lacrima durante una raccolta fondi per essere umani, ma occorre essere presenti con le possibilità che si hanno, perchè fatti del genere non siano la causa della morte di centinaia, forse migliaia di persone.

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