Ghera si mostra a Roma con Dancer Inside Brazil

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Immagine Ufficio Stampa
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C’è qualcosa di magico che appare alla vista delle persone quando si recano ad una mostra, a visitare un museo, ad ammirare un’architettura. Una magia che li segue fino alla rivelazione del motivo che li ha condotti fin lì. C’è emozione, attesa, speranza di vedere qualcosa di particolare, qualcosa che ti resta nella mente e nel cuore. Entrare poi in una dei palazzi storici di Roma, per di più sede di una ambasciata, permette di partecipare ad un incanto.

Non a caso, nella sera dell’inaugurazione di Dancer Inside Brazil del fotografo Simone Ghera, l’atmosfera era davvero elettrizzante, come la location, l’ambasciata del Brasile sita in piazza Navona, a Roma, dove tra turisti e romani a passeggio per la piazza, si incontrano gli invitati alla prima di un’apertura, che proseguirà fino al 18 marzo.

Fotografia e architettura si fondono in una visione particolarmente unisona, in cui ballerine di danza classica si fondono con l’architettura, permettendo alle fotografie di catturare le forme plastiche della scultura. Ciò che ammalia è che le opere esposte parlano al posto dell’autore, donando un’infinità di sentimenti e quando accade ciò l’opera stessa assume un valore inestimabile perché contiene intrinseca, l’anima dell’artista stesso.

Immagini che raccontano, anche nel tempo, come quelle che rappresentano una ballerina incinta e poi con il proprio bambino, scattata nello stesso posto e nella stessa posizione, la vita e le emozioni. Location che spaziano dalle viste architettoniche delle più belle e interessanti città mondiali: Praga, Vienna, Milano, Londra, New York, Berlino, Mosca, San Pietroburgo, Baku, Rio de Janeiro.

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È lo stesso artista, Simona Ghera, che parlando di come è nata l’idea di questa serie di scatti, afferma che è stato qualcosa di casuale. Un’idea che ha preso forma ed è stata realizzata attraverso l’aiuto della maestra di danza della figlia e delle sue ballerine, invitate a fare degli scatti all’interno del suo studio. Dalla semplice sessione di lavoro, è venuto fuori uno studio sulla danza che ha preso forma e contenuto attraverso questi scatti che adesso fanno parte di una mostra bellissima, permettendo a Ghera di specializzarsi in soggetti di danza.

«Anche se il movimento è considerato l’essenza della danza – afferma Ghera – quello che mi attrae sono gli angoli statici e le linee create dai danzatori stessi. La fotografia permette di catturare un dettaglio architettonico, un intreccio di linee, sguardi prospettici che vanno oltre uno sfondo o di un soggetto in primo piano. Cerco così di avvicinarmi alla danzatrice come a “una persona”, catturando il duro lavoro alla sbarra, il sudore, l’espressione degli occhi esausti, sfruttando le linee e i dettagli durante l’esercizio e il momento di relax. In breve sono molto più interessato alla formazione quotidiana di una ballerina piuttosto che alla performance sul palco. Di solito mi piace posizionare i miei soggetti su un lato piuttosto che al centro del telaio, dando grande importanza allo sfondo, come anche su un orizzonte basculante che offre più opzioni per guardare la scena.»

La mostra, che ha fatto il giro delle principali città d’Europa, è arrivata a Roma e sarà visibile gratuitamente fino al 18 marzo alla Galleria Candido Portinari presso l’Ambasciata del Brasile a Piazza Navona.

L’inaugurazione della mostra ha visto la partecipazione di ballerine facenti parte della DIA Junior Company Formazione Bartolomei coordinata da Raffaella Appia, dal titolo “Contaminazioni“, insieme all’ospite della serata, la pittrice russa Anastasia Kurakina, che ha dato vita a un live painting.

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