La Fata Morgana raccoglie storie di donne

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Foto Sissi© - Marica Roberto
Foto Sissi© – Marica Roberto

Bello e struggente è quello che appare sul palco andando a vedere La Fata Morgana fantasia su un mito, scritto, diretto e interpretato da Marica Roberto, che in scena appare con un gruppo di musicisti Carmelo Cacciola, Pietro Cernuto, Francesco Salvadore.

Quello di Marica Roberto è un omaggio alle donne vittime della criminalità organizzata. Donne che hanno amato, sofferto, combattuto per una vita migliore e che invece, alla fine, la vita le ha sconfitte. Ma la loro sconfitta è possibile trasformarla in rinascita se non per loro, per i loro figli e figlie e per tutte le altre donne che si ritrovano nella stessa situazione di Palmina Martinelli, Rossella Casini, Maria Teresa Gallucci con mamma, Nicolina Celano e nipote, Marilena Bracaglia, Tita Buccafusca, Lea Garofalo e sua figlia Denise, Angela Donato.

Il filo conduttore di questo spettacolo è l’amore, che si trasforma in amore malato, ma anche in un percorso che segue la vita di queste donne, partendo dalla più giovane, solo 14 anni, per arrivare a quella adulta, la nonna, passando anche per chi, realmente in storie di mafia non c’entrava o si è ritrovata suo malgrado. Storie dure, vere che aprono il cuore e che dovrebbero soprattutto far riflettere sull’importanza del ricordo, della celebrazione per la voglia di cambiare. Come dimostrato dalla figlia di una delle vittime, che dopo l’uccisione della madre, da parte del padre, ha vissuto con lui, cercando le prove della sua colpevolezza.

Il riscatto e la voglia di cambiare le cose sono alla base della necessità del ricordo. Altre donne si trovano nelle stesse condizioni di quelle che vengono raccontate sulla scena, altre non sono nemmeno ricordate, ma per loro è una vittoria se solo per ognuna di esse ci sarà una donna che si ribella.

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L’idea di portare sul palco, insieme alle donne, anche canzoni d’amore, cantate dal vivo, nel ritmo del tamburello, della chitarra e di strumenti che ritmano il cuore e la forza delle donne attutisce la dolorosa rappresentazione ma ne sottolinea anche la forza.

La fata sulla scena è colei che racconta le storie delle donne, ma è le donne stesse, tutte insieme, delle quali porta i loro vestiti e svela i loro ninnoli tirandoli fuori da un sacco di spazzatura, come quello che le vorrebbe rappresentate. Ma la voce della loro vita, risuona oltre ogni proibizione, per rivalsa, ma soprattutto per mostrare le mille risorse che queste donna hanno usato e lasciato in eredità.

Commovente, dicevano, ma anche forte e deciso, questo spettacolo che si è avvalso della collaborazione dell’Associazione daSud, associazione che raccoglie tutte le storie di donne vittime delle mafia, che sia la Mafia, la Camorra, la Sacra Corona Unita, la Ndrangheta. Non a caso, nella prima, anche un incontro dibattito a cui hanno partecipato la deputata SEL Celeste Costantino, la presidente daSud Cinzia Paolillo, la scrittrice Angela Iantosca, la giornalista Carmen Vogani. Sicuramente un approdo al teatro da far vedere anche in ambito scolastico.

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