Essere donna oggi

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Sulle donne e sulle loro battaglie, conquiste, ci sarebbero da scrivere pagine e pagine, utilizzando infinità di inchiostro o, nell’era digitale, infinità di byte. Si potrebbe raccontare di tutto scoprendo che la donna in questi secoli, almeno in quelle nazioni occidentali, ha raggiunto dei grandi traguardi. Uno fra tanti quello del diritto al voto. Guardando indietro nel tempo e pensando alla lotta delle suffragette americane, inglesi solo per farne alcuni esempi, ai giorni che queste donne hanno passato in prigione, alle ingiurie che hanno subito, per dare a noi, oggi, la possibilità di votare, si può affermare che il primo diritto fondamentale per le donne è proprio la possibilità di condividere la vita politica ed economica tramite il voto. Questo diritto, per anni negato, permette di raggiungerne altri, grazie alla partecipazione attiva. Oggi sembra scontato, ma è solo il frutto di una dura battaglia che ha visto le donne protagoniste per anni.

Le donne, però, vivono momenti di grandi crisi, ancora bistrattate e considerate inferiori da una società maschilista che spesso ha paura del valore delle donne stesse. È più facile continuare a mantenere una certa egemonia sul mondo femminile che fermarsi a riflettere e confrontarsi. Eppure nel passato, ci sono donne che hanno cambiato il corso della storia, che lo hanno migliorato. In passato le donne hanno dimostrato di essere in grado di governare paesi immensi non rinunciando al loro ruolo di madri, come Maria Teresa d’Austria, che gestì il regno astro-ungarico in un periodo, quello del Settecento, in cui le donne non avevano pubblicamente, un valore politico così alto. Infatti non fu lei a detenere il titolo, ma suo marito Francesco I mentre fu lei a gestire realmente le redini dell’impero e a lei le cancellerie di tutta Europa si rivolgevano per avere contatti con l’Austria. L’arciduchessa d’Austria, però, non solo ha governato cercando di portare la pace nel suo paese e in Europa, ma è stata anche la protagonista di innumerevoli riforme per il proprio popolo, partorendo ben 16 figli.

Restando in tema politico, Benazir Bhutto, pakistana, è stata la prima e più giovane capo di governo di un paese musulmano, ma qui siamo negli anni ottanta e novanta, nell’era moderna, in un paese in cui gli estremisti islamici cercano di far tornare leggi che relegano le donne a ruoli molto marginali. Ebbene, questa donna morta nel 2007 ha ricoperto il ruolo di capo di governo ben due volte.

Certo, nel mondo ci sono donne manager, donne a capo di aziende, di governi, di partiti, che ricoprono anche ruoli fondamentali all’interno della politica, dell’economia mondiale. In percentuale, però, sono ancora poche. La maggior parte ricopre il solo ruolo di madre e moglie, dove la sua principale occupazione resta quella della casa e la cura dei figli. Resta relegata in casa dove spesso non ha il diritto di parlare, di guidare un’automobile, di uscire, di prendere una decisione. Questo soprattutto in quei paesi non occidentali. Ma nei paesi occidentali, dove la parità dovrebbe essere una garanzia, ci sono disparità di salario, violenze fisiche, psicologiche, economiche verso le donne, che spesso sfociano in femminicidi. Per esempio in Italia una donna se vuole chiedere un prestito in banca per una sua impresa, deve ottenere il permesso del marito, nonostante l’imprenditorialità femminile sia una realtà di successo.

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Le discriminazioni sono presenti e riguardano la sfera personale. Moltissime donne sono costrette a licenziarsi dalla propria azienda se sono in stato di gravidanza, percepiscono salari minori nonostante lavorino più ore, vengono discriminate nelle scelte dei posti di lavoro, così tanto che per evitare che queste differenze restino presenti in modo permanente, ci si affida alle quote rosa. Le quote rosa, presenti in tantissimi stati occidentali, assicurano nelle aziende, negli uffici, in politica, la presenza di donne che altrimenti non sarebbe assicurata a causa di una scelta prevalentemente maschile. Non meritocrazia, ma prevalenza di uomini che non rischiano di assentarsi a causa di gravidanze e figli.

La società cambia in modo continuo, ci sono molte famiglie monogenitoriali, a conduzione femminile e spesso sono proprio le donne che devono provvedere ai figli, a trovare maggior difficoltà nella gestione della famiglia a causa della mancanza di lavoro e della mancanza di una legislazione che le tuteli.

L’Italia in questo, resta un paese che non riesce a crescere come gli altri stati dell’Unione Europea, di cui fa parte, facendo passi piccoli e lenti nel porre le donne sullo stesso piano sociale, economico e politico di nazioni che hanno fatto della meritocrazia e della parità di genere, un fondamento della politica.

Tantissime cose ci sono da fare e da portare avanti, spesso con spirito combattivo. Ma prima di tutto bisogna invitare le donne ad avere cura di se stesse, ad avere rispetto del proprio corpo, della propria persona, a renderle consapevoli della loro forza, del loro coraggio, delle proprie capacità. In questo caso potranno essere decise e scegliere la giusta via in cui portare la propria vita. Tutto questo però, ha bisogno di una formazione sentimentale da affrontare all’interno delle scuole e delle famiglie, per cambiare la mentalità e i pregiudizi che ancora oggi sono presenti nella società italiana e che non permettono l’attuazione della parità.

Oggi in tante città d’Italia ci saranno convegni, tavole rotonde, incontri per affrontare le tante problematiche legate al mondo femminile, per fare il punto sulla situazione ma anche per trovare soluzioni, per presentare progetti, per comprendere e far comprendere il ruolo della donna. L’invito per le donne, ma anche per gli uomini è quello di partecipare a questi eventi piuttosto che organizzare un’uscita serale con le amiche perchè l’8 marzo torni ad essere il giorno in cui le donne rivendicano la parità e non il giorno dell’uscita in compagnia delle amiche.

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