Quando eravamo repressi 3.0 la mia recensione

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Scandalosa ma veritiera. Questo può essere espresso osservando la commedia e se poi si pensa che è stata scritta e rappresentata trent’anni fa si comprende lo scalpore che ha suscitato. Certo trent’anni fa parlare di sesso e scambi di coppia era tabu, anche se era una prassi molto diffusa, ma nessuno l’aveva mai esplicitata a teatro, come ha fatto Pino Quartullo. Gli attori di allora, tutti di grande livello, furono lo stesso Pino Quartullo insieme ad Alessandro Gassman, Lucrezia Lante della Rovere e Francesca d’Aloja.

Dopo trent’anni si ritorna a rappresentare una della commedie più scandalose e chiacchierate d’Italia. Si può essere repressi e felici? Questa sembra la domanda, o meglio la risposta, che lo spettacolo “Quando eravamo repressi 3.0” di Pino Quartullo, tenta di spiegare. Una commedia dai tratti ironici, divertenti e prorompenti in argomento di sesso. È il sesso nei rapporti di coppia divenuti ormai piatti, che ha bisogno di essere ravvivato o sono le persone che devono trovare qualcosa di stimolante per poter essere felici.

Così per tenere vivo il rapporto, Petra e Massimiliano, disinibiti, si dedicano allo scambio di coppia, in un gioco che avviene nelle camere d’albergo. In questo caso i due scelgono un albergo isolato, con due camere comunicanti, in modo da potersi scambiare ruoli e compagni senza dare nell’occhio agli altri avventori. Ad incontrarli un’altra coppia, meno disinibita in apparenza, Isabella e Federico, più elegante, ma lo stesso in crisi, che spera di superare contrasti attraverso lo scambio.

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Le due coppie si scoprono, si studiano, tra comicità ed erotismo, tra imprevedibili riscontri, doppi sensi, mentre l’amore viene analizzato nelle sue sfere da “solo sesso” a romantico, da feticcio a sadomaso. Tra le battute, le scene, i dialoghi, si rivede una commedia comicamente irriverente, divertente e con una sua inesorabile attenzione ai modi, allo stile, ai costumi che parlano, continuamente, di sesso.

In scena quattro attori giovanissimi, Francesca Bellucci, Annabella Calabrese, Matteo Cirillo, Tiziano Floreani, che si ritrovano a fare i conti con una situazione un po’ diversa da quella attuale, visto che all’epoca in cui fu scritta, non c’erano cellulari, Facebook e internet e si comunicava in modo diverso, più lento, come lo era anche la vita.

Guidati da Pino Quartullo, i quattro attori calcano la scena offrendo una commedia capace di rilassare e divertire anche i più scettici spettatori, che non possono esimersi dal ridere su battute o scene. Le scene principali, quella che vede la scoperta di oggetti per “movimentare” la vita sessuale che vede protagonisti Isabella e Massimiliano, e quelle in cui sono presenti i continui cambi di lingerie di Petra con Federico, trasformano senza ombra di dubbio, il sesso in una scena comica, per tramutarla nella focalizzazione del sesso di gruppo.

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A colpire maggiormente sono le figure più alternative, aiutati forse dagli stessi personaggi che interpretano, di Annabella Calabrese e Tiziano Floreani che devono animare la serata sul palco, riuscendo a convogliare la stessa energia sul pubblico. Al contempo, anche le due figure quasi di “sfigati” sessuali, interpretate da Francesca Bellucci e Matteo Cirilli, che provano ad adeguarsi ai loro nuovi partner per scoprire sensazioni nuove, racchiudono i sentimenti inconfessabili degli stessi spettatori.

La commedia si dipana con ritmi adeguati, scene ben organizzate e una recitazione buona, coinvolgente e disinibita. La durata, quella del primo tempo, a mio avviso, troppo lunga, potrebbe essere ridotta su alcuni quadri veloci che appaiono ripetitivi, ma in compenso è uno spettacolo che offre una serata rilassante e divertente, realizzata da un gruppo professionista di tutto rispetto.

Quando eravamo repressi 3.0 sarà in scena fino al 30 ottobre al Teatro Ghione di Roma.

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