Sei donne per il Giulio Cesare di Diego Placidi

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All’Ar.Ma Teatro di Roma, in scena un particolare “Giulio Cesare – Canone inverso” di William Shakespeare, ritoccato sapientemente da Dario Placidi e con Ilaria Libianchi, Sonia Convertini, Serena Vitaliano,  Clara Rafuzzi, Alessandra Martino,  Eleonora Mancini.

L’autore e regista della tragedia, porta in scena una versione del celebre lavoro shakespeariano, affidando l’interpretazione a sei giovani attrici, che, invertendo la tradizione, interpretano le figure di personaggi così intensi quanto forti e, a dirla tutta, molto cattivi.

L’ambientazione è quella retro-futuristica ispirata al mondo steampunk vittoriano e western, come si nota dai costumi indossati dalle attrici, e dagli elementi in scena, come quelli dello Sciamano. Non armi da fuoco, ma rigorosamente armi bianche che diventano protagoniste nei combattimenti scenici, non presenti nel testo originale.

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Il testo resta uno degli elementi fondamentali della tragedia, ben asciugato e rielaborato, tanto da essere considerato un ottimo adeguamento dell’originale e capace di mantenere sempre attiva l’attenzione dello spettatore e mai noioso.

In scena le 6 attrici riescono a mostrare e mantenere una certa presenza scenica cattiva, non solo nei gesti, ma anche nelle mimiche facciali, dando forza al testo recitato. Si sente presente la cattiveria che aleggia nei personaggi nemici di Cesare, come Cassio e Bruto, la cui espressione resta costantemente negativa, anche nelle fasi del raggiungimento dell’obiettivo. I combattimenti animano la scena poco attiva, come da copione, e rendono lo spettacolo interessante. Qualche piccola inesattezza, da parte delle giovanissime attrici, nella recitazione, che denota la mancanza di esperienza delle stesse.

In compenso, l’intero spettacolo ha la capacità di trasmettere emozioni, attraverso parole e gesti che conquistano il pubblico non solo degli adulti, ma anche dei giovanissimi che seguono con attenzione l’intera vicenda. Uno spettacolo che ha da modificare qualche piccola cosa, a livello scenico e di memoria, ma che in compenso rappresenta un lavoro con ottime referenze.  

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