Documeunitario: Funeralopolis visto da due generazioni diverse

In Recensioni

 

funeralopolis

Hai la possibilità di conoscere il suo stile di vita e del suo compagno

La gente è il più grande spettacolo del mondo e non si paga il biglietto (C. Bukowski)

Questa frase ad esergo di questo articolo me l’ha suggerita una mia giovanissima e cara amica, Beatrice, nonché frequentante il secondo anno di Educatore Sociale e culturale a Bologna. Tra l’altro studia le tossicodipendenze e il suo lavoro potrebbe essere proprio quello di Educatrice nelle comunità terapeutiche e di recupero per tossicodipendenti. E’ stata lei a convincermi ad andare a vedere il documentario Funeralopolis al cinema di via Pietralata, a cura del Kinodromo di Bologna. Anziché scrivere il solito articolo un po’ narciso e intellettualoide, abbiamo dunque preferito una sorta di paso doble sull’esperienza della visione.

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Cara Bea, innanzitutto ti ringrazio dell’invito. Ti dirò subito che ciò che più ha sorpreso è stata la grande affluenza soprattutto di giovanissimi… una tua amica mi ha detto che in fondo per la vostra generazione è ciò che per la nostra è stata Christiane F. … (per inciso io non l’ho mai visto).

Beatrice: Funeralopolis è un documentario che può avere molta affluenza di pubblico per svariate ragioni. Puoi conoscere Vash come personaggio e come musicista, e di conseguenza attraverso questo documentario hai la possibilità di conoscere meglio il suo stile di vita, il suo modo di pensare e di andare più a fondo oltre il personaggio Oppure sei una persona interessata a tale tipologia di documentario: diretto, schietto senza filtri. A mio parere è stato come vedere un “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” all’italiana. La devianza, soprattutto per quanto riguarda adolescenti, giovani adulti e non solo, è un tema molto delicato. Dal punto di vista sociologico, la devianza non è una proprietà ma un processo, una costruzione sociale, che cambia nel tempo e nello spazio. La devianza sociale, molto appariscente nel documentario, non è altro che ogni comportamento considerato inaccettabile dalla maggioranza delle persone e che provoca una risposta collettiva di carattere negativo, ogni atto, orientamento o tratto che viola le norme convenzionali della società e che porta ad una reazione negativa da parte della maggioranza. Il fine del documentario era quello di raccontare la vita di Vash e del suo compagno Felce. I personaggi sono centrali e tutto il resto è cornice. Puoi conoscere Vash come personaggio e come musicista e dunque attraverso il documentario hai la possibilità di conoscere il suo stile di vita e del suo compagno, i personaggi sono centrali e tutto il resto è cornice.

Nel film la musica in realtà trova poco spazio, mentre molto spazio è dato alla droga cioè sopratutto al “drogarsi” dei due protagonisti: non credi che da parte del regista ci sia un po’ troppo voyeurismo rispetto al degrado? Non è forse questo che attrae?

B.: Alla musica non viene data poca importanza e non ne viene data troppa alla droga e al degrado, semplicemente questi sono quelli che saltano più all’occhio.

Dal punto di vista del consumo di stanze o, meglio, dal punto di vista della dissuasione o meno, questo film a tuo avviso, dissuade (come penso io) o al contrario induce? E perché?

B.: Una vita oltre le righe non è enfatizzata ed è una descrizione che a chi non vive quel determinato mondo e ambiente appare così lontana e impossibile. Ma è molto più comune di quanto si possa pensare ed immaginare.

Ciò che dovrebbe scandalizzare non è ciò che viene trattato nel film ma la normalità di chi vive quelle situazioni e di molti occhi che la guardano.

Cosa ne pensi del bianco e nero?

B.: L’uso del bianco e nero potrebbe essere sia una via più banale per quanto riguarda l’aspetto tecnico di regolazione delle luci, ma non è detto che sia più semplice. Paradossalmente apprezzo più i film dei giorni nostri girati in bianco e nero piuttosto che uno vecchio.

A volte i colori disturbano, e in questo caso il bianco e nero ha permesso di fissare ancora di più l’idea macabra e truce che vuole essere da sfondo alla vita di Vash e Felce.

Cosa ti piace del rap? Quali artisti ci suggerisci?

V.:

vita di strada

storie vere

passione e voglia di riscatto

mezzo veloce per comunicare che arriva al punto.

Colle Der fomento, Bassi maestro, Sangue Misto, Mondo Marcio, Club Dogo, Cor Veleno, Uomini di Mare, TruceKlan, Assalti Frontali, Co’Sang, OTR, Inoki, Joe Cassano

 

 

Ambivio Turpione e Beatrice

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