All’Argot Studio va in scena la Follia

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Elogio della Follia è lo spettacolo andato in scena all’Argot Teatro Studio dal 27 novembre al 2 dicembre. Liberamente ispirato all’”Elogio della Follia” di Erasmo da Rottendam, lo spettacolo è di Aleksandros Memetaj, per la regia di Tiziano Panici, in scena lo stesso Memetaj, Panici e Yoris Petrillo.

La follia è ciò che spinge gli uomini a commettere danni, e ciò che la gente, la folla, usa per dar sfogo ai suoi istinti animaleschi, è ciò che la società, oggi, riflette nei nostri occhi. Ed eccoci divisi in due classi ben delineate: classe A e classe C.

A rendere il tutto più schematico è la spasmodica ricerca delle visualizzazioni dei social media, che ormai sono diventate più importanti della vita stessa. Sono loro, infatti, che delimitano la classe alla quale una persona appartiene, sono loro che danno  importanza alle azioni, solo loro l’unica meta alla quale aspirare. Sei un essere umano interessante solo se sei famoso nel circuito dei social, altrimenti non esisti.

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Il tutto si basa su tre regole importanti: tenere sempre tutto in ordine in casa, non perdere mai il controllo di se stessi, non uscire senza il permesso di mamma. Sono già queste tre regole che causano confusione nella mente e nei comportamenti, perché, se da una parte appare necessaria la crescita delle persone, dall’altra appare necessario scoprire che continuare a non essere indipendenti, come sottolinea la terza regola, non è una conquista, ma un voler restare ancora legato a chi prenderà per sempre le nostre difese e a chi non ci permetterà di maturare.

Il ritratto della società che ne esce è davvero sconfortante e per nulla lusinghiero. Una società che non cresce emotivamente e che resta relegata in un sogno virtuale la vita reale. Ed è questo che sta capitando alle generazioni, la cui prerogativa principale è quella di apparire in ogni modo, in ogni dove, sempre all’attenzione degli altri. e dove spesso a governare il tutto è la dea madre, la mamma che esibisce il proprio “trofeo” (il figlio) in ogni dove. In questo meccanismo che appare perfetto e controllabile, cosa accadrebbe se si presentassero delle anomalie?

Sulla scena tre giovani interpreti/performer Memetaj, Petrillo e Panici, che danno vita ad un dialogo a tre, anche se il terzo, Panice, resta una presenza esterna e dialoga con loro attraverso la voce. questo dialogo frammentato, riportato alla ribalta attraverso le caratteristiche umane, dove diventa semplice spogliarsi del tutto fisicamente, ma così complicato quando a spogliarsi è la nostra anima. Mettersi a nudo attraverso la vita e le esperienze. Bravi gli attori sulla scena, capaci di trasmettere ansie, sensazioni. Ci si ritrova a ipotizzare cosa faremmo noi, cosa facciamo consapevolmente o inconsapevolmente con i social. Sì, perché può capitare di scoprire che qualcosa la facciamo anche noi. Ci facciamo trasportare dalla voglia di cantare, dall’attenta analisi del gestire o meno la situazione, dai modi e dai mondi della scena.

Come dicevamo, gli attori sono stati bravi, ma una menzione speciale possiamo darla ad Aleksandros Memetaj, autore di un testo intenso, piacevole e mai noioso, attore di tutto rispetto e soprattutto uomo che sta bene anche con scarpe da donna rosse con tacco 12 cm, che, diciamocelo seriamente, io non metterei mai, perché non ne sono mai stata in grado, ma su di lui, fanno un bel figurone. Oltre a questo è sempre un piacere vederlo sul palco e notare, non solo nel testo, ma anche nei movimenti scenici, il suo tocco, il suo stile che sta diventando un “marchio di fabbrica”.

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