Al Teatro Vascello in scena Moby Dick, la bestia dentro, scritto e diretto da Davide Sacco

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foto: T. Le Pera – F. Rabino – M. Ferrante

Non c’è sipario ad aprirsi sullo spettacolo, siamo già spuma dell’oceano attorno al veliero, alla baleniera, che sorge al centro della sala del Vascello (quasi a render onore al nome del teatro) così la platea accerchia l’imbarcazione, circondata da piccoli vortici di libri e a cui fa da sfondo una continua proiezione di onde. Ecco l’attacco, versi di gabbiani, suoni di chitarra, strilli dialettali e marinai che si chiamano tra loro, o è solo un’eco del primo grido?

Ismaele (Gianmarco Saurino), giovane e alla sua prima avventura in una baleniera, inizia giustificando la sua scelta in mare. A distanza di dieci minuti lo stesso pezzo è interpretato dall’altro personaggio presente sull’imbarcazione, Achab (Stefano Sabelli), giustificando anche lui la sua vita scelta in mare con le stesse parole: “alternativa alla pallottola o allo scivolare sulla propria spada, una cura contro la malinconia che ci attanaglia”. Ma i mostri che sono nel mare, che rappresentano i nostri, sorgono dalle acque quando meno ce lo aspettiamo per immergervisi nuovamente un attimo dopo, lasciandoci sbigottiti e smarriti in uno stato chiamato paura. Il mostro con cui combatte il più valoroso dei capitani è la balena bianca Moby Dick, che strappò a lui una gamba e un equipaggio, e forse il senno, rendendole folle agli occhi di tutti; in realtà pazza è l’ostinazione, l’unica a sorreggerlo nel suo scopo, il folle sogno e la forza nel perseguirlo sono ciò che rende artefice un uomo del suo destino, chiudendo in questa massima la sua fede di vita. Né le scene più intime con il giovane Ismaele, nel quale rivede il figlio e con il quale condivide una parte di umanità che ritrova a mala pena e negata al resto dell’equipaggio, né il ricordo della giovane moglie che lo attende, possono nulla contro il suo sogno di vendetta, che lo rende sempre assettato di una sete che con nulla si toglie.

I due personaggi opposti ritagliano lo spazio e lo spettacolo, si scontrano come due idee contrastanti in una sola persona: Achab vecchio, insonne e perso nel desiderio folle di vendetta, e il giovane Ismaele, che crede in Dio e a lui si vota, e che tenta di far ragionare il vecchio Achab imponendosi con la lealtà delle sue idee, fedele a se stesso, pronto allo scontro in alcuni casi anche fisico con questo capitano superuomo, che come uno sciamano legge e incanta gli animi di marinai in cerca solo di lavoro e salario.

Moby Dick, la bestia dentro”, ispirato al romanzo di Herman Melville, scritto e diretto da Davide Sacco, in scena fino al 12 ottobre al Teatro Vascello. Lo spettacolo è una lettura profonda della bestialità umana, dell’impronta antropomorfa connaturata alla visione umana della natura, pronta a far da specchio all’uomo e alle sue perversioni per rendergli la vita più comprensibile e semplice.

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