Aggiungi un posto a tavola, un musical immortale

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Si può ancora scrivere qualcosa su uno spettacolo che è in scena da quarantaquattro anni? Era il 1974, e da un idea presa dal romanzo di David Forrest, “After me the Deluge”, Iaia Fiastri con Garinei e Giovannini, scrivevano quello che è diventato il musical per eccellenza. “Aggiungi un posto a tavola”, tornato in scena anche quest’anno al Teatro Brancaccio fino al 6 gennaio 2019.

Conosciuto, cantato, tramandato di padre in figlio, e non solo sulla scena! Negli anni sono ovviamente cambiati gli attori, anche se non troppo, e i ballerini, ma le scene e i costumi di Giulio Coltellacci e le musiche di Armando Trovajoli,rigorosamente suonate dall’orchestra dal vivo, con le coreografie di Gino Landi, sono rimaste le stesse, segno di una visione lungimirante e di una bravura eccelsa.

Si, qualche cambiamento c’è stato, 44 anni sono tanti e piccole modifiche fanno solo che bene alla compagnia e al testo, ma sono minime. Una canzone più corta, un’altra che si allunga un pochino, qualche battuta tagliata e più spazio all’improvvisazione. I vestiti più colorati, a dare forse, un’idea di colori del mondo, di umanità, quell’umanità che Don Silvestro vuole salvare e pur di farlo va contro Dio, suo “datore di lavoro”.

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La storia è conosciuta: Dio stufo della cattiveria dell’uomo, decide di mandare il secondo diluvio universale, salvando, grazie ad una nuova arca, solo il paesino di don Silvestro, prete la cui vocazione è messa a dura prova da Clementina, che essendo infatuata di Don Silvestro, gli gira sempre intorno. Lei è anche la figlia di un sindaco avaro e ateo che litiga spesso e volentieri con il prete, stile Don Camillo e Peppone.

Tra battute e colpi di scena, la popolazione si stringe attorno a Don Silvestro nel credergli e aiutarlo. Fino al rocambolesco finale in cui Dio, arrabbiato vorrebbe salvare solo lui e Clementina, dandogli anche il via libera per amarsi. Ma Don Silvestro, prete vero, con la P maiuscola, si rifiuta di lasciare la sua gente: “che è la mia gente,la devo accettare, in tutto e per tutto, perché questo è l’amore secondo me, si, questo è l’amore, che ho imparato da Te”.

Un tema sempre attuale, la lotta, il divario tra stato e chiesa, odio e amore, egoismo e generosità. Ci servirebbe oggi un Don Silvestro, un prete che crede ancora fortemente in Dio e negli uomini.

Chi scrive ha visto lo spettacolo diverse volte, anche in dvd, senza mai stancarsi. E questo è quello che succede a molti fan. “Aggiungi un posto a tavola” fa parte della cultura italiana. Le canzoni sono state cantate a squarciagola in macchina da genitori e figli, ricordi indelebili, che portano brividi e lacrime ogni volta che si sentono o si intonano le note di uno dei brani dello spettacolo. Sono cantate a scuola, per parlare di amicizia, per parlare dell’altro. Sono cantate perché fanno sognare, ridere.

Lo spettacolo è veramente un miracolo. Sempre uguale, eppure sempre diverso. Aggiungi un posto a tavola è qualcosa di veramente magico; tre ore di esibizione in cui canti, sogni, pensi, speri, partecipi. Grandi gli attori, capaci di rinnovarsi ad ogni spettacolo; un interpretazione sempre fresca, come se fosse ogni sera, diversa.

Sul palco si muovono 16 ballerini, precisi, sorridenti, bravissimi. Come bravissimo è veramente tutto il cast: Piero di Blasio, Toto, simpaticissimo personaggio, ignaro dell’attrazione uomo/donna ma pronto a rifarsi del tempo perso quando viene “graziato” da Dio; Consolazione, Emy Bergamo,pecorella smarrita redenta da Toto, Marco Simeoli, sindaco Crispino, brontolone; sua moglie, Ortensia, Francesca Nunzi, voce bellissima; Clementina, Camilla Nigro, new entry, giovane, bella e brava. E naturalmente Gianluca Guidi,talmente bravo e a suo agio nella parte da farti scordare che stia recitando.

Alla platea arriva un clima di complicità e divertimento che si aggiunge all’atmosfera gioiosa e serena dello spettacolo. Una menzione particolare va fatta a Enzo Garinei voce di lassù, dal vivo, tutte le sere. Novantadue anni e non sentirli. Merita una standing ovation.

Il 29 novembre, alla prima stampa, Gianluca Guidi ha valuto ringraziare tutti gli addetti ai lavori; gli adattamenti scenografici di Gabriele Moreschi, su progetto originale di Giulio Coltellacci; le coreografie di Gino Landi, la direzione musicale di Maurizio Abeni e l’orchestra dal vivo; e ancora gli addetti alle luci, al suono, tutti, tutti quelli che hanno fatto si che lo spettacolo andasse in scena. Ha poi ricordato il grande Armando Trovajoli, autore delle musiche, con cui ha lavorato in una precedente edizione e si è commosso raccontando come, la moglie del maestro gli abbia fatto dono degli occhiali dello stesso, occhiali con cui lui recita tutto lo spettacolo, al posto di quelli precedentemente usati, di proprietà del padre, Jhonny Dorelli.

Continuate, per favore, a portare in scena Aggiungi un posto a tavola, e magari pensate ad una 2/3 giorni di rappresentazione “karaokata”; serate spettacolo dove finalmente il pubblico possa cantare insieme agli interpreti tutte le canzoni!

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