Afghanistan: Enduring freedom al Teatro Arena del Sole di Bologna

In Eventi in Teatro

Teatro Arena del Sole – Sala Leo de Berardinis

via Indipendenza, 44 – Bologna

 

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da mercoledì 28 novembre a domenica 2 dicembre

da mercoledì a venerdì ore 21  

maratona I e II parte sabato 1 ore 17 e domenica 2 dicembre ore 16

 

 

Afghanistan: Enduring freedom

(seconda parte)

di Richard Bean, Ben Ockrent, Simon Stephens, Colin Teevan e Naomi Wallace

traduzione Lucio De Capitani

regia Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani

con Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Fabrizio Matteini,

Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri, Giulia Viana

scene e costumi Carlo Sala, video Francesco Frongia

luci Nando Frigerio, suono Giuseppe Marzoli

 

coproduzione Teatro dell’Elfo ed Emilia Romagna Teatro Fondazione

in collaborazione con Napoli Teatro Festival

 

 

durata Afghanistan: Enduring freedom

2 ore e 30 minuti con intervallo

 

durata maratona

prima parte 2 ore e 30 minuti più intervallo

seconda parte 2 ore e 45 minuti più intervallo

 

 

The Great Game: Afghanistan è un affresco teatrale commissionato dal Tricycle Theatre di Londra a tredici autori tra i più interessanti della scena angloamericana. Un importante esperimento di drammaturgia a più voci che racconta il rapporto complesso e fallimentare che l’Occidente ha avuto con questo paese, sempre, e suo malgrado, al centro dello scacchiere mondiale.

A partire dall’originale londinese i registi Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno scelto e portato in scena dieci testi in una imponente operazione, suddivisa in due spettacoli indipendenti e complementari, prodotti dal Teatro dell’Elfo ed Emilia Romagna Teatro Fondazione: Afghanistan: Il grande gioco, già presentato a Bologna, che racconta cinque episodi storici del periodo 1842 – 1996, e il nuovo lavoro Afghanistan: Enduring freedom, che viene messo in scena al Teatro Arena del Sole dal 28 novembre al 2 dicembre. La seconda parte, che affronta gli anni dal 1996 fino al 2010, è proposta autonomamente o in un’unica maratona insieme a Il grande gioco nelle giornate di sabato 1 e domenica 2 dicembre.

Singole storie, poetiche e crudeli, permettono di comprendere che tutto quello che accade in Asia Centrale ha radici lontane, ma che ci toccano molto da vicino e che ricordano che il teatro e la storia possono ridisegnare i confini di ciò che pare ignoto e straniero.

 

Nota dei registi

Un teatro che parla di civiltà continuando a essere vivo, che difende la sua ostinata capacità di coinvolgere emotivamente e persino ludicamente lo spettatore, senza perdere nulla in fatto di qualità della scrittura. Gli autori ci restituiscono il risultato di una ricerca storica spesso accuratissima, ma la trasformano in materia coinvolgente, toccante e a volte poetica.

Storie notturne, sospese tra realismo e sogno, vedono materializzarsi personaggi che attraversano due secoli: semplici soldati, nobili e diplomatici senza scrupoli, spie, emiri, giovani re e regine, comandanti e mujaheddin, reduci, fragili vittime di una guerra che non sembra avere una fine. Eroici o spaventati, smargiassi o ironici, crudeli, temerari e spietati o generosi, ma sempre molto affascinanti. Grandi e piccoli protagonisti della storia inglese, afghana, pakistana e russa si muovono in una scena spoglia che prende vita grazie alle proiezioni video di Francesco Frongia, capaci di raccontarci i mille intrighi del Grande gioco e poi di amplificare gli sguardi e i sentimenti più intimi di chi vive in quelle aspre terre di confine.

Dieci autori animano questo “place for people”: lo dilatano, lo trasformano, viaggiando dall’oriente sognato e romanzesco dei primi resoconti di viaggi ed esplorazioni, attraverso il melodramma noir del cinema americano, fino al realismo delle docu-fiction della televisione anglosassone e al finale dove, nel bellissimo testo di Naomi Wallace, il conflitto sembra trovare una sua possibile composizione solo in un sogno al di là della morte.

Un polittico, un grande gioco, per sapere, per capire, per poter leggere la disperazione e la speranza negli occhi di chi è partito dalla valle del Panjshir per sedersi al nostro fianco in metropolitana.

 

Ferdinando Bruni e Elio De Capitani

 

 

Afghanistan: Il grande gioco (parte I) è composto da cinque testi che vanno dal 1842 al 1996:

 

Trombe alle porte di Jalalabad di Stephen Jeffrey

Nel 1842 la prima guerra anglo-afghana è alle battute finali. Lungo le mura della città di Jalalabad i soldati inglesi sono di guardia nella notte e sperano di avvistare qualche superstite della Grande Armata dell’Indo che, ormai decimata, si sta ritirando da Kabul. Un solo sopravvissuto, stremato dalla fame e dal freddo, raggiungerà la guarnigione inglese.

 

La linea di Durand di Ron Hutchinson

Abdhur Raham e Sir Henry M. Durand s’incontrano nel 1893 per discutere la proposta inglese di tracciare un confine tra l’Afghanistan e l’India Britannica. Per l’inglese, fiducioso nel progresso, «guardare una mappa è dare forma al mondo…». L’emiro diffida dell’industriosità dell’uomo occidentale: «è una specie di magia quella in cui credete, con queste mappe. Vi supplico, non cercate di forzare il mondo in una forma che non può prendere».

 

Questo è il momento di Joy Wilkinson

Amannullah Khan, la regina Soraya e Mahamud Tarzi, consigliere del re, sono in fuga nella notte accompagnati da un autista. La macchina è in panne e cresce il timore di tradimenti e imboscate, facendo emergere le tensioni della coppia, le contraddizioni e gli ideali infranti dei due uomini politici che avevano tentato di riformare il loro paese.

 

Legna per il fuoco di Lee Blessing

Una spy story che ci proietta in piena Guerra fredda. Il direttore della CIA a Islamabad e il direttore dell’Intelligence del Pakistan discutono la fornitura di armi ai capi tribù afghani che combattono i sovietici. Owen dubita che sia opportuno affidarsi totalmente alla mediazione dei pakistani, ma bisogna sconfiggere i russi.

 

Minigonne di Kabul di David Greig

Kabul sta per cadere nelle mani dei Talebani, ma Najibullah, ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan, non abbandona il palazzo dell’ONU dove ha trovato rifugio. Ha l’occasione di rilasciare un’ultima intervista, forse solo immaginata, per rievocare il suo sogno di modernizzare il paese. La giornalista lo incalza, facendo riemergere le contraddizioni di questo leader.

 

Afghanistan: Enduring freedom (parte II) si compone di cinque testi che raccontano il periodo dal 1996 al 2010:

 

Il leone di Kabul di Colin Teevan

Un incontro notturno nello zoo di Kabul tra Rabia, direttrice di un’agenzia ONU, e un mullah talebano. La donna e il suo interprete cercano informazioni sulla sorte di due collaboratori scomparsi, ma via via emerge la difficoltà di un dialogo tra due sistemi di valori lontanissimi. Per il mullah gli individui «hanno solo diritti in quanto membri di una comunità. Un individuo è una foglia in balia del vento. La comunità è un albero che resiste alla tempesta».

 

 

 

Miele di Ben Ockrent

Il comandante Massud incontra l’agente Schroen, impegnato a recuperare i missili che gli Stati Uniti hanno fornito al Pakistan e ai Mujahidin per combattere i sovietici. Il comandante, con l’aiuto dell’amico Khalili, tenta di ottenere dagli americani un aiuto concreto contro i Talebani. Cinque anni dopo, nel fatidico settembre 2001, Massud è isolato nel nord del paese, ma spera ancora nell’aiuto dell’Occidente.

Dalla parte degli angeli di Richard Bean

I rappresentanti di una ONG si scontrano sulla modalità del loro intervento umanitario in Afghanistan: fino a che punto ci si può spingere per riuscire a sfamare una popolazione allo stremo? Quale prezzo si è disposti a pagare ai Talebani?

 

Volta stellata di Simon Stephens

Il sergente Jay Watkins e il soldato Kendall, di stanza in Afghanistan, sono nascosti in attesa di uscire in missione e in questo tempo sospeso si confrontano sul loro ruolo di soldati in un paese straniero. Tornato in Inghilterra il sergente ritrova la moglie, ma deve affrontare il senso di sradicamento e le contraddizioni del suo sentirsi “eroe”.

 

Come se quel freddo di Naomi Wallace

Due giovani sorelle afghane di 13 e 15 anni si incontrano in una scena semi-vuota. Sembra stiano per lasciare il loro paese e fuggire in Europa. Passano i minuti tra tentennamenti, ricordi e battibecchi, finché in un angolo notano un soldato statunitense. Il giovane si sveglia, è confuso, crede di trovarsi a casa… O forse sta ancora sognando?

 

 

Conversando di teatro

giovedì 29 novembre Teatro Arena del Sole, ore 18

Conversazione con i protagonisti dello spettacolo, un momento per riflettere sulle vicende di una terra tra le montagne dell’Asia, apparentemente lontana da tutto e tutti, ma scacchiera e vittima dei più terribili conflitti internazionali. Conduce Enrico Bollini.

 

 

Informazioni:

Teatro Arena del Sole, via Indipendenza 44 – Bologna

Prezzi dei biglietti Sala Leo de Berardinis: da €10 € a € 25 più prevendita

Prezzi biglietti maratona I e II parte: da 14 € a 30 € più prevendita
biglietteria tel. 051 2910910 – biglietteria@arenadelsole.it
bologna.emiliaromagnateatro.com

 

Lo spettacolo sarà in scena anche al Teatro delle Passioni di Modena dal 4 al 16 dicembre 2018.

 

Debora Pietrobono

Responsabile Ufficio Stampa Emilia Romagna Teatro Fondazione

c/o Arena del Sole
Via San Giuseppe, 8 – 40121 Bologna

tel. 051 2910954 – cell. 347 8798621

d.pietrobono@emiliaromagnateatro.com

stampa@arenadelsole.it

 

Silvia Mergiotti

Ufficio stampa

stampa@arenadelsole.it

www.emiliaromagnateatro.com

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