Addio ad Arnoldo Foà, artista italiano

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Il 12 gennaio a Roma è morto Arnoldo Foà, voce del teatro italiano, ma anche attore di cinema, tv, doppiatore, nonché scultore, pittore e poeta.

La sua voce, inconfondibile, ha accompagnato per quasi tutto il novecento, gli italiani, arrivando alla veneranda età di quasi 98 anni, infatti era nato nel 1916 a Ferrara. All’età di 17 anni aveva cominciato subito a lavorare all’interno del teatro, dopo aver frequentato la scuola di recitazione a Firenze, ma non era soddisfatto del suo lavoro. Per questo decise di frequentare il Centro sperimentale di cinematografia a Roma. Di religione ebrea, fu costretto a lasciare il Centro nel 1938, quando entrarono in vigore le leggi razziali fasciste. Il suo amore per il teatro e il suo lavoro, lo videro calcare le scene nonostante i divieti, utilizzando nomi falsi, uno fra questi Puccio Gamma, o fare da sostituto ad attori malati.

In questo modo riuscì a lavorare per le compagnie più prestigiose: Cervi-Pagnani-Morelli-Stoppa, Ninchi-Barnabò, Adana-Cimara, Maltagliati-Cimara.  Nel 1943 si rifugiò a Napoli dove divenne capo-annunciatore e scrittore per la Radio Alleata PWB, fu la sua la voce che gli italiani ascoltarono nell’annuncio dell’armistizio l’8 settembre 1943.

Ormai libero, nel 1945 riprese a pieno ritmo la sua attività teatrale nella compagnia del Teatro Eliseo a Roma, nello spettacolo “La brava gente” di Irwin Shaw. Da quel momento la sua carriera non si fermò, come le sue interpretazioni con grandi artisti e diretto da grandi registi. Da Visconti fu diretto in “Delitto e castigo” e “La luna è tramontata”, con Ruggeri interpreta “Enrico IV”, con Andreina Pagnani “Ma non è una cosa seria”, con Lea Massari “Due in altalena”, con Lea Padovani “La stanza degli ospiti”.

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Si impose con il suo modo di recitare moderno e originale, con la sua intonazione e sobrietà di gesti.

Nel cinema interpretò oltre 100 pellicole, cominciando nel 1945, anno del suo esordio, con “Un giorno nella vita” di Blasetti. Di lui si ricordano anche altre interpretazioni, come “Processo” di Orson Welles, “I cento cavalieri” di Cottafavi, “L’uomo venuto dal Kremlino” con Anthony Quinn.

Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per la sua voce alla radio, dove fu il simpatico Capitano Matamoro, o il “Faust”. Attore anche nelle serie di romanzi che venivano registrati in quegli anni, fu infatti il nonno in “Piccole donne”, interprete di “Capitan Fracassa”, Sir Daniel in “Freccia Rossa”.

Le sue interpretazioni si allargarono anche ai recital da quelli dedicati alla poesia come la “Divina Commedia”, a quello del 1965 con Milva su “Canti e poesie della libertà”. Fu anche regista e drammaturgo come in “Il testimone” e “Signori buonasera”.

Nel 2002 registrò anche alcuni cd di una collana con brani di poesie e filosofici con brani musicali appositamente scritti. Lo stesso fece anche per un cd di poesie scritte da lui.

Fu anche scrittore. Nel 2008 pubblicò con l’editore Corbo un romanzo, “Joanna Luzmarina” che scrisse durante gli anni trascorsi all’estero, mentre nel 2009 pubblicò la sua autobiografia con Sellerio, dal titolo “Autobiografia un artista burbero”.

La sua avventurosa vita professionale, con tantissime interpretazioni e lavori, si rispecchia anche in quella privata. Nel 1994, quando aveva 78 anni, vendette tutto e si trasferì alle Seychelles a fare il pensionato, perché in polemica con il fisco. Ma ritornò in Italia e nel 2005, a quasi 90 anni, si sposò per la quarta volta con la quarantenne Annamaria Procaccini, sua compagna. Al compimento dei suoi 95 anni venne festeggiato in Campidoglio, dove si sono tenuti anche i suoi funerali laici.

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