ABITARE LA BATTAGLIA al Teatro Vascello di Roma

In Eventi in Teatro

Abitare la battaglia

TEATRO VASCELLO Via Giacinto Carini 78 Monteverde Roma info 065898031 – 065881021 promozione@teatrovascello.it promozioneteatrovascello@gmail.com

Stagione 2018-2019 Teatro – Danza – Musica e Vascello dei piccoli

Biglietteria:

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servizio di prenotazione per tutti gli spettacoli € 1 a biglietto

Prosa: intero € 20 – ridotto over 65 € 15 – ridotto studenti € 12

dal 27 al 31 marzo 2019  dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18 (teatro)  
La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello Roma 
ABITARE LA BATTAGLIA
(CONSEGUENZE DEL MACBETH)

regia Pierpaolo Sepe
con Federico Antonello, Marco Celli, Paolo Faroni, Noemi Francesca, Biagio Musella Vincenzo Paolicelli, Alessandro Ienzi
drammaturga Elettra Capuano
movimenti di scena Valia La Rocca, costumi Clelia Catalano
luci Marco Ghidelli, elementi di scena Cristina Gasparrini

assistente scene Clelia Catalano

guarda il trailer  https://youtu.be/gkCG2jjw5Dw

La nascita del male, il suo insinuarsi nell’animo umano ed il conseguente controllo della volontà, determina il più feroce e inammissibile conflitto che la coscienza debba sopportare. È questo l’avvio del Macbeth, è questo il campo di battaglia. Quello che avviene una volta che le forze si schierano sul campo tuttavia, stupisce. Quasi che lo stesso Shakespeare ci stesse incitando non a patteggiare per l’uno o l’altro schieramento, ma a gioire del massacro in sé, dello smembramento dei corpi, a trovare piacere nello sgorgare a fiotti del sangue. Non una sconfessione del peccato, ma un godimento di esso. Il luogo in cui si svolge questa battaglia è uno spazio vuoto, una brughiera troppo lontana da Dio perché i suoi echi possano raggiungerci. Il riparo da questo sguardo divino ci offre un’orribile
scoperta: il punto cieco di Dio coincide con la nascita di un altro tipo di sguardo, quello osceno del voyeur.
Dopotutto, il punto di vista scespiriano attinge da quello della tragedia greca, dove la messa in scena di passioni che sconfinano nel male e nella violenza servono a produrre quella che veniva chiamata “catarsi” ovvero “purificazione” e che Aristotele indica come la liberazione dalle passioni tramite la visione della tragedia. Che sia proprio il voyeurismo delle passioni che il teatro ci mostra senza filtri morali a liberarcene? Shakespeare ne era conscio: in nessuna delle sue opere c’è mai giudizio (come nella tragedia greca) bensì rappresentazione della passione e di tutti i conflitti che ne derivano. In Macbeth, però, questa rappresentazione è più feroce che altrove e il gioco forse si ribalta del tutto: e se la liberazione non esistesse realmente? Se la liberazione fosse abbracciare la corruzione della
mente e dell’animo, anziché allontanarsene, in uno slancio vitale che travolge tutto? Come se vivere le proprie passioni volesse dire aprire un gorgo infernale che risucchia ogni cosa e sul cui fondo si scopre che “La vita non è un’ombra che passa, la recita di un oscuro attore che si pavoneggia e si affanna sulla scena”; verità banale di per sé (chi non sa che si deve morire e che la vita è vana?) se non fosse che abbiamo visto Macbeth – e non solo lui – dannarsi l’anima per conseguire un fine che pareva essere più edificante.
Come se, realmente, la vita potesse essere altro e non solo quest’ombra che passa.
Non a caso gli attori sulla scena verranno chiamati a un forte dispendio fisico, a un affanno del corpo teso a sottolineare che, pur sapendo che la vita si risolve in un passaggio fugace, l’uomo si opera per segnare il suo tempo, per incidere il suo nome da qualche parte: da qui l’ambizione, il desiderio di immortalità che il potere sembra concedere, la sete di avere di più di quel che si ha nell’illusione che questo migliori l’esito della recita oscura.
Tutto questo affanno e desiderio si incarna nelle streghe, che raccontano la parte profonda di questo moto interiore e che, nello spettacolo, si moltiplicano in più Macbeth e Lady Macbeth per ricordare che nessuno è esente da questa pulsione e che tutti possiamo diventare o l’uno o l’altra. La moltiplicazione coinvolge quindi anche il pubblico: così come tutti gli attori possono tramutarsi in questi alfieri del male, così lo spettatore è costretto, dalle streghe, a chiedersi: “E Io? Non abito forse anche io la battaglia?”

INOLTRE IL TEATRO VASCELLO SEGNALA: IN ITALIA LE CELEBRAZIONI “UFFICIALI” DELLA GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO
Mercoledì 27 marzo si celebra la Giornata mondiale del Teatro istituita a Parigi nel 1962 dall’International Theatre Institute dell’UNESCO. Ogni anno, nei teatri e nelle realtà culturali che sostengono e aderiscono all’iniziativa, viene letto un messaggio affidato a una personalità della cultura per testimoniare le riflessioni vive sul tema del Teatro e della Cultura della Pace. Quest’anno il messaggio è firmato dal cubano Carlos Celdràn. Classe 1963, il pluripremiato regista teatrale, drammaturgo, accademico e professore che vive e lavora a L’Avana e ha portato i suoi spettacoli in tutto il mondo, sarà in Italia per tre appuntamenti alla Casa Circondariale di Pesaro (26 marzo) e al Teatro Vascello di Roma (27 marzo).
Mercoledì 27 marzo la giornata prenderà il via alle 10 al Teatro Vascello di Roma con la premiazione dei testi vincitori di Scrivere il teatro. Il concorso, indetto per il quarto anno consecutivo dal Ministero dell’Istruzione, Università e RicercaDirezione generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione, dal Centro italiano dell’ITI – UNESCO, presieduto dal regista e direttore artistico di Astragali Teatro Fabio Tolledi. In serata, dalle 20:30, sempre al Teatro Vascello, prima dello spettacolo Abitare la battaglia diretto da Pierpaolo Sepe, interverranno Fabio Tolledi, Tobias Biancone e Carlos Celdràn che leggerà il Messaggio.

 

Mercoledì 27 marzo si celebra la Giornata Mondiale del Teatro, istituita dall’International Theatre Institute dell’UNESCO. Dal 1962, ogni anno, nei teatri e nelle realtà culturali che sostengono e aderiscono all’iniziativa, risuona un unico Messaggio, affidato a una personalità della cultura mondiale per testimoniare le riflessioni vive sul tema del Teatro e della Cultura della Pace. Dopo, tra gli altri, Jean Cocteau, Arthur Miller, Laurence Olivier, Jean-Louis Barraul, Peter Brook, Dimitri Chostakovitch, Maurice Béjart, Luchino Visconti, Richard Burton, Ellen Stewart, Eugène Ionesco, Umberto Orsini, Vaclav Havel, Ariane Mnouchkine, Augusto Boal, John Malkovich, i Premi Nobel Miguel Angel Asturias, Dario Fo, Pablo Neruda, Wole Soyinka, quest’anno il messaggio è firmato dal cubano Carlos Celdràn. Classe 1963, il pluripremiato regista teatrale, drammaturgo, accademico e professore che vive e lavora a L’Avana e ha portato i suoi spettacoli in tutto il mondo, sarà in Italia per tre appuntamenti tra Pesaro e Roma.

 

La Cerimonia ufficiale internazionale della Giornata mondiale del Teatro sarà ospitata, infatti, martedì 26 marzo dalla Casa Circondariale di Villa Fastiggi a Pesaro. Quest’anno l’ITI ha scelto di abbandonare l’ufficialità della grande cerimonia UNESCO a Parigi per unirsi ai detenuti e alle detenute e agli operatori teatrali che svolgono questo lavoro importantissimo nelle carceri attraverso il teatro. Un evento particolarmente rilevante che rientra anche nelle iniziative della sesta edizione della Giornata Nazionale del Teatro in Carcere, che si tiene dal 2014 (proprio in concomitanza con la Giornata mondiale del Teatro), promossa dal Coordinamento Nazionale del Teatro in Carcere, costituito da cinquanta esperienze teatrali diffuse su tutto il territorio italiano, con il sostegno del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, realizzata in partnership con ITI – UNESCO e il suo Centro italiano, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, la rivista europea “Catarsi-teatri delle diversità”,  Teatro Aenigma – Università di Urbino. Dalle 10 nella sala teatrale della casa circondariale interverranno oltre a Carlos Celdràn anche Tobias Biancone (direttore generale dell’ITI – UNESCO), Fabio Tolledi (Presidente del Centro Italiano e vice presidente della rete mondiale dell’ITI – UNESCO), Vito Minoia (Presidente dell’AITU/IUTA – International University Theatre Association e del Coordinamento Nazionale del Teatro in Carcere), Armanda Rossi (direttrice del carcere di Pesaro), Autorità del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Rosella Persi (docente di Pedagogia dell’Università di Urbino Carlo Bo), Antonio Rosa (docente dell’istituto Galileo Galilei di Pesaro),  l’attrice salentina Roberta Quarta, che leggerà la traduzione italiana del Messaggio di Carlos Celdràn, il Frate francescano Stefano Luca,  che presenterà il documentario “Undhur ilay – see me – guardami” sull’esperienza di Teatro Sociale condotta in Libano nel 2018 con adolescenti rifugiati siriani.

(vicepresidente della rete mondiale dell’ITI), è nato per richiamare l’attenzione delle scuole sul teatro come forma artistica di elevato valore sociale e educativo, invitando gli studenti a misurarsi con la drammaturgia e la scrittura scenica. Studenti di Primarie, Medie e Superiori di tutta Italia sono stati invitati a mettersi alla prova, in qualità di drammaturghi, presentando un testo della durata massima di dodici minuti. Tra i testi raccolti la giuria ha proclamato il vincitore e i testi “segnalati”. Il premio è stato assegnato ai ragazzi e alle ragazze della V A (Elettronica) dell’IIS “Enrico Majorana” di Rossano, in provincia di Cosenza. Dopo una residenza artistica curata da Accademia Mutamenti di Giorgio Zorcù e Sara Donzelli che si è tenuta a Cinigiano, in provincia di Grosseto, il testo “Ti ho trovato!”, delicata storia di un ragazzo che ha perso la madre e che è vittima di incomprensioni da parte del padre e di alcuni bulli della scuola, sarà messo in scena sul palco del Vascello. La giuria ha inoltre segnalato i testi “Chi trova un amico trova un diritto” (Scuola Primaria “Alessandro Manzoni” di Parabiago, Milano), “Noi, dal loro punto di vista” (Scuola secondaria di primo grado “Giuseppe Bagnera” di Roma), “Levante” (Scuola secondaria di secondo grado I.I.S. “Giacomo Leopardi” di San Benedetto del Tronto). La presentazione della mattinata che ospiterà alche Carlos Celdràn, Tobias Biancone, Fabio Tolledi e il dirigente del Miur Giuseppe Pierro, sarà a cura di Laura Palmieri, giornalista, critica teatrale, curatrice e conduttrice della trasmissione Rai “Il Teatro di Radio3”.

 

Fondata nel 1948 a Praga, da esperti di teatro e danza dell’UNESCO, l’International Theatre Institute, unica organizzazione non governativa, operante in ambito culturale, in relazioni formali con l’UNESCO, è presente con Centri Nazionali in circa 100 Paesi, ed ha come obiettivo lo sviluppo di pratiche di cooperazione tra artisti e istituzioni teatrali a livello internazionale, per consolidare collaborazioni tra operatori culturali di tutto il mondo e favorire il dialogo interculturale. Mission primarie dell’ITI sono la promozione della pace attraverso l’arte, il sostegno dell’innovazione nelle arti performative, la valorizzazione delle diversità culturali, il rispetto dei diritti umani nel campo delle arti dello spettacolo. Tra le più note iniziative promosse a livello mondiale dall’International Theatre Institute figurano la Giornata Mondiale del Teatro (27 marzo), l’International Dance Day (29 aprile), il Theatre of Nations, dove si sono esibiti per la prima volta in Occidente, dopo la seconda Guerra  mondiale, l’Opera di Pechino, il  Berliner Ensemble, il Teatro Kabuki, il Teatro d’Arte di Mosca.

Abbonamenti:
abbonamento Free Classic € 90,00: 10 spettacoli a scelta programmazione prosa, musica e danza 
abbonamento Love € 80,00: 4 spettacoli in coppia, a scelta programmazione prosa, musica e danza 
abbonamento Family € 40,00: programmazione Vascello dei Piccoli 5 ingressi cumulabili per adulti e bambini
 

Card regalo del Teatro Vascello da € 48: 4 ingressi prosa, musica, danza o 6 ingressi vascello dei piccoli

Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma
Con mezzi pubblici : autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano : da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello

 

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UFFICIO STAMPA

Cristina D’Aquanno

Ufficio Stampa, promozione e comunicazione Teatro Vascello

Whatsapp 340 5319449 promozione@teatrovascello.it

promozioneteatrovascello@gmail.com

06 5881021 – 06 5898031

Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78

Cap 00152 Monteverde Roma www.teatrovascello.it        

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