8 marzo 2016, donne coraggiose

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L’8 marzo è il giorno per ricordare il coraggio delle donne nel mondo, per ricordare quante di loro, per ottenere diritti che oggi sembrano naturali, hanno subito violenze, sono state incarcerate, sono state oggetto di vilipendio da parte della propria famiglia e delle persone che facevano parte della società in cui vivevano.

L’8 marzo è il giorno per ricordare le suffragette, le donne per le quali, tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, hanno reso possibile alle donne, l’accesso al voto. Ricordare che in Italia una cosa del genere è arrivata solo nel 1948, che in tanti altri paesi del mondo, la data è 2016 e in altri, non se ne vede una data reale.

L’8 marzo è il giorno per ricordare le donne che hanno combattuto per la libertà, per il proprio paese, per una causa di giustizia, per la verità e sono state uccise.

Berta Caceres, uccisa solo pochi giorni fa per il suo impegno per l’ecosistema e per la difesa del suo territorio indigeno dalla devastazione.

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Gisela Mota neo sindaco della città di Temixco in Messico, ammazzata da un commando in casa propria per il suo impegno contro i cartelli della droga e le violenze del suo paese.

Anna Stepanovna Politkovskaja, giornalista russa, attiva per i diritti umani e oppositrice del governo di Vladimir Putin, uccisa mentre rientrava a casa nel 2006 e della cui morte sospettati uomini vicini al premier russo.

Ilaria Alpi, giornalista italiana, la cui morte in Somalia è ancora avvolta nel mistero di chi, con determinazione, ha voluto fermare una donna che cercava la verità ad ogni costo, denunciando chi voleva nascondere misfatti legati alle scorie radioattive.

Le tante donne vittime della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta, di ogni forma di organizzazione criminale del mondo, perché hanno cercato di opporvisi per salvare i propri figli, mariti, nipoti. Le madri e le nonne di Plaza de Mayo che hanno lottato per anni per conoscere la verità sui tantissimi giovani desaparecidos. Ma anche tutte le vittime di violenza da parte degli uomini, dei loro mariti, fidanzati, genitori, o di chi, con disprezzo dell’essere umano, si sente in diritto di usare le donne e il loro corpo per il proprio piacere.

E poi ci sono le donne che continuano ad opporsi alla società che le vorrebbe relegate in qualche angolino.

Isis Anchalee, scienziata che ha avviato una campagna sui social denominata ILookLikeAnEngineer che ha coinvolto centinaia di sue colleghe in tutto il mondo per combattere gli stereotipi di genere nel suo settore.

Kubra Khademi, giovane artista e attivista afgana che per protestare contro le continue violenze subite dalle donne del suo paese, ha passeggiato per le strade di Kabul indossando un’armatura.

Wangari Maathai, attivista politica keniana e fondatrice del Green Belt Movement, organizzazione non governativa che collabora con il Programma delle Nazioni Unite a difesa delle donne che abitano nei paesi rurali del Kenia.

Jasmin Golubovska, altra attivista macedone, che durante una manifestazione volta a far terminare la brutalità della polizia nei confronti dei cittadini, ha baciato un poliziotto in tenuta antisommossa.

Poi ci sono le tante donne senza nome, ma con un volto ben definito, quelle, per esempio, curde e musulmane che combattono contro l’Isis, oppure le 57 studentesse rapite mentre erano a scuola dai guerriglieri di Boko Haram, vicini all’Isis, che sono riuscite a fuggire e sono tornate a scuola, oppure le donne dell’Arabia Saudita che il 12 dicembre 2015 sono andate alle urne per la prima volta e hanno eletto 20 loro rappresentanti ai Consigli regionali. Poi ci sono le Black Mambas, le ranger sudafricane che difendono i rinoceronti e gli altri animali selvatici dai bracconieri.

Ma a dare il via a tutte queste coraggiose donne di oggi, non bisogna dimenticare quelle di ieri, quelle che hanno combattuto guerre in un mondo in cui nessuno avrebbe scommesso su di loro nemmeno un soldo bucato, che hanno combattuto contro stereotipi di ogni genere, subendo violenze e lottando, spesso, anche contro le stesse opinioni delle propria famiglia. Sono tantissime, determinate e coraggiose.

Harriet Beecher Stowe, scrittrice americana e autrice tra l’altro del libro “La capanna dello zio Tom”, che combatté per tutta la vita contro la schiavitù.

Indira Gandhi, politica indiana che ha guidato con determinazione e senza non poche obiezioni, il suo paese verso la modernizzazione e industrializzazione.

Eleanor Roosvelt, americana, che ha presieduto, tra l’altro, la commissione che approvò la dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Anna Maria Mozzoni, pioniera del movimento femminista e del femminismo in Italia, colei che ha dato una svolta alla condizione della donna italiana.

Evita Peron, grazie alla quale riuscì a far riconoscere in Argentina, l’uguaglianza dei diritti politici tra uomini e donne.

Emmeline Pankhurst, fondatrice del Women’s Social and Political Union in Inghilterra, conosciute con il nome di suffragette, che chiedevano parità di diritto di voto. Da qui il movimento si mobilitò anche negli Stati Uniti e in altri paesi del mondo ottenendo il riconoscimento dopo lunghe e dure battaglie.

E poi le altre, tantissime donne, che hanno lavorato in mille altri ambienti come quello economico, sociale, medico, pioniere dell’aviazione, che hanno dato donato non solo al mondo femminile, ma a tutti. Sono loro le persone da ricordare ogni momento e in ogni occasione, non solo l’8 marzo.

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