25 Novembre 2015

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Foto Sissi Corrado© - Udine
Foto Sissi Corrado© – Udine

Ritorna come ogni anno il 25 novembre, il giorno in cui l’Onu dedica alle donne vittime di violenza. Oggi, in tutto il mondo, si parlerà di violenza contro le donne. Ci saranno seminari, incontri, momenti di riflessione, discussioni, omaggi. Oggi uomini si siederanno a una tavola rotonda e parleranno di donne, dei loro sentimenti, delle loro emozioni. Verremo inondati di dati che parlano di quante donne sono state violentate, di quante uccise per amore, di quante molestate. Tra loro ci sono donne adulte, ragazze, bambine e ci sono i discorsi dei relatori delle leggi, di chi porta avanti una battaglia ormai da anni.

Insomma, oggi gireranno per tv, radio, città tante parole, tante proposte. Si riprenderanno i punti messi in campo negli anni passati e si faranno i conti di quanto è stato fatto, di quanto era stato preventivato, di quanto sarebbe dovuto avvenire. Ci si chiederà quanta strada hanno fatto le istituzioni, quante proposte sono state realizzate, quante direttive europee e mondiali sono state rispettate. Ci chiederemo cosa possiamo fare per migliorare, cosa possiamo fare per realizzare anche quei punti che il legislatore ha legiferato, cosa è cambiato dall’anno scorso, cosa, invece, non lo è.

Oggi con convinzione saremo pronti a urlare per le piazze “Stop alla violenza sulle donne“, “Diritti e aiuti alle donne vittime e ai loro bambini” perché tutti noi siamo nati da una donna. È lei che per nove mesi ci ha portato in grembo, ci ha permesso di nascere. Che ci abbia tenuto o meno, sarà sempre la figura di una donna che ci ha accompagnati e per questo, spesso, ci chiediamo come un uomo possa fare del male a una donna, come possa usare della violenza contro di lei, come possa crescere, maturare pensando che lei sia un oggetto sessuale, una fabbrica di discendenti. Oggi si porgeranno alle donne dei simboli, dei segni che sono il senso del rispetto, dell’amore, della consapevolezza del loro essere fondamentale non solo nella loro vita, ma in tutte le nostre.

Foto Sissi Corrado©
Foto Sissi Corrado©

Non ci dimentichiamo, però, che anche oggi, accanto a noi, nei nostri giri di amicizie, nelle nostre città, spesso nelle nostre famiglie e allargandoci, nelle famiglie di altre persone, sparse nel mondo, ci saranno donne che non riceveranno un segno di gratitudine, un sorriso, un gesto d’affetto. Per loro oggi sarà un giorno come un altro, un giorno di violenza, di paura, di vergogna. Non si apriranno spiragli. Per molte di loro, questo sarà un giorno di tristezza, alcune dovranno fare i conti con l’indifferenza di chi le circonda e l’impossibilità di chi non può aiutarle.

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Le ferite fisiche, quelle che non causano la morte e la menomazione, si rimarginano presto, a volte spariscono, a volte sono ben nascoste dai trucchi delle donne. Ciò che resta indelebile è l’atteggiamento delle persone, è la violenza verbale dell’altro, l’indifferenza di chi ci sta attorno e non ci lascia via di scampo, le parole di chi non ti crede e di chi pensa che te la sei cercata perché sei una donna. Resta la vergogna che le donne provano perché chi le sta attorno le fa provare ciò, le ha insegnato ad averne per qualcosa di cui lei non ne ha colpa.

L’uomo per decenni le ha insegnato ad essere inferiore, nonostante non potesse esistere senza di lei, le ha insegnato a stare a casa, a considerarsi una proprietà. Adesso è proprio l’uomo che deve imparare ad apprezzare un dono, a considerare la donna alla “pari” non uguale, ma simile. Ma bisogna che le donne imparino ad avere rispetto per loro stesse, a comprendere il valore che danno non solo alla società, ma anche all’umanità, per trovare, sempre più spesso, il coraggio di denunciare e ottenere giustizia per le violenze subite.

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